Rossellini e la Bergman hanno iniziato il loro film

Stromboli aprile 1949

Mercoledì sei aprile, poco dopo le ore 15, gli operatori della Berit-Film piazzarono due macchine da presa sulla spiaggia di Ficogrande di Stromboli e rimasero in attesa, sotto gli ampi ombrelloni, dell’arrivo di Ingrid Bergman e di Roberto Rossellini. La stazione radiotelefonica della marina, la quale quattro volte al giorno è a disposizione della nuova società cinematografica (la sigla Berit, originalmente Bero, sintetizza il trinomio BergmanRossellini-Italia), aveva, infatti, annunciato l’arrivo dell’attrice e del regista per la giornata di mercoledì, confermando un ritardo di due giorni. Sulla piccola spiaggia di sabbia scura, dominata dal vulcano, si erano ammassati gli uomini della troupe e molta gente del luogo. Ma poco dopo le ore 16, l’arrivo dell’Eolo, il piroscafo che due volte in settimana raggiunge l’isola semi deserta, deluse tutti. Non c’erano né la BergmanRossellini.

IN VIAGGIO NEL SUD ITALIA

Ci furono veramente dei giorni in cui nessuno nell’isola seppe nulla dell’attrice e del regista. Esponenti della produzione ed uomini della troupe trascorrevano lunghe ore di ozio appoggiati ai muriccioli delle stradette, al limitare dei vigneti, con lo sguardo fisso in mare. Ma Stromboli, sommersa nel sole e nel silenzio, minacciata dal vulcano, senza sorgenti d’acqua, senza energia elettrica, con le sue molte case vuote, appariva a tutti come un’ingrata prigione. I telegrammi ed i fonogrammi imploravano notizie, ma da Amalfi e da Capri nessuno era in grado di darle. Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, accompagnati dagli sceneggiatori Sergio Amidei e Gianpaolo Callegari e da Lamberti Sorrentino, amico del regista, percorrevano, intanto, in macchina le autostrade dell’Italia meridionale perché la Bergman comprendesse lo spirito del Sud ed entrasse nel gioco del film Dopo l’uragano. A Salerno la comitiva si fermò alcune ore, durante le quali Amidei, avendo osservato al porto alcuni saldi marinai, propose a Rossellini di sceglierne alcuni per il nuovo film. Ne vennero invitati una diecina in un’osteria, ma solo due furono pregati di presentarsi, a Messina, all’albergo Reale.
In un paesino delle Calabrie la macchina venne bloccata da una folla enorme di gente che impedì all’attrice di proseguire. Il sindaco anzi chiuse in fretta le scuole perché vedessero tutti. Raggiunta la Sicilia, la comitiva fece una breve puntata a Taormina. Il direttore del San Domenico riconobbe Ingrid Bergman pochi minuti prima che salisse in macchina. A Messina l’imbarco avvenne quasi segretamente. In effetti, dopo il colossale pesce d’aprile fatto da un giornaletto del luogo, il quale aveva dato l’annuncio con caratteri di scatola dell’arrivo a Messina della Bergman per il primo d’aprile e di un ricevimento al quale la cittadinanza avrebbe potuto intervenire, tutti si erano fatti, riguardo all’identità dell’attrice, molto diffidenti. In navigazione verso le Eolie, si parlò di tutto, tranne che di cinema. Una discussione interminabile che accompagnò la comitiva fino a Stromboli si accese sui processi politici in Italia. Ci fu però anche il tempo di fotografare assieme all’attrice i due pescatori invitati a Salerno.
Sulla spiaggia di Stromboli, mercoledì all’imbrunire, gli operatori smontarono ancora una volta le macchine da presa, sfiduciati, ma alle 19,30 il San Lorenzo, il motopeschereccio noleggiato dalla Berit-Film, giunse inaspettatamente in rada ed il fotografo fece appena in tempo a riprendere le prime istantanee a bordo.
Ingrid Bergman, cui la vista del vulcano fumante nella luce rossastra del tramonto aveva destato una sottile malinconia, apparve un po’ commossa sulla riva. Aveva un fazzoletto rosso sui capelli, una camiciola celeste che si intravedeva appena sotto il cappotto marrone, pantaloni di velluto e scarpette mocassino nere. Rossellini in maglione e tutta di camoscio, dava il braccio all’attrice che sorrideva un po’ tutti, agli amici ed alla piccola folla che brulicava nell’oscurità, diradata appena dalla luce di qualche lampada ad acetilene, e che applaudiva freneticamente ed entusiasticamente.

IL FASCINO DI UN VULCANO

Ai piedi della scalinata il sindaco tenne un lungo e patetico discorso che Rossellini tradusse in parte all’orecchio dell’attrice, mentre i lampi del vacublitz illuminavano nelle mani di Ingrid i gigli e le violette legati da rami di edera che una bambina aveva offerto alla diva sulla spiaggia. Si formò così un corteo che accompagnò l’attrice e il regista in una casetta gialla e rossa tra i vigneti, alla quale la troupe aveva da cinque giorni dedicato particolari cure. La proprietaria, l’insegnante Russo, quando vide crollare un tramezzo si pentì quasi di averla ceduta, ma poi fu lieta di veder sorgere in pochi giorni, addossata all’abitazione, una casetta in muratura dotata di doccia, di servizi igienici, di macchinari per il sollevamento ed il riscaldamento dell’acqua, di impianti di illuminazione elettrica. Seppe che tutto sarebbe rimasto infine a lei, ma constatò anche che per assicurare il funzionamento del complesso occorrono manovali, macchinisti, elettricisti, nonché provviste enormi di acqua (la Bergman in media ne consuma duecento litri al giorno) e riserve di accumulatori.
L’ampia cucina della casa della signora Russo divenne la stanza da letto della diva. Con una geniale costruzione in legno affumicato, che coprì le mattonelle di maiolica, i fornelli con la loro cappa in muratura vennero trasformati in un rustico grazioso camino. Un mobiluccio per la toletta venne subito costruito e ricoperto di raso color crema. Il comodino, la base del letto, le tendine di tulle celeste, vennero improvvisate in poche ore. Nella stanza da pranzo venne sistemato un lettino per Rossellini, e le altre due stanze vennero adattate una per la sorella del regista, Marcella, e per il marito di quest’ultima; l’altra per la domestica.
La sera dell’arrivo, Ingrid Bergman, Rossellini e gli altri cenarono alla mensa della troupe sistemata nei locali della parrocchia di S. Vincenzo. Alla fine venne tirata fuori la torta di pan di Spagna e cioccolata, da tre giorni conservata in ghiacciaia. Nei giorni seguenti, Rossellini, il quale conosce appena l’isola di Stromboli, essendovisi soffermato l’anno scorso per poche ore, in compagnia dell’operatore Martelli e dei tecnici, ha percorso le stradette dell’isola in cerca dei luoghi nei quali si snoderà la trama del film. Le rocce nere tormentate dal vulcano, la visione dello scoglio di Strombolicchio e della scia del fuoco, sulla quale scivolano in mare con frastuono le colate laviche, le casette basse con i tetti bianchi di calce per la raccolta dell’acqua piovana, quelle lesionate dai terremoti e le altre della contrada di Piscità abbandonate dalla gente emigrata in Australia, in Argentina e negli Stati Uniti, hanno conquistato Rossellini, insieme al sole implacabile che dilaga sulla mitica isola, e alla presenza del vulcano che sovrasta tutto e che spesso lancia rumori sordi come di saracinesche violentemente abbassate. Tutto a Stromboli, disse il regista, sembra fatto per aiutare a creare meravigliose sequenze cinematografiche.

PRIMO GIRO DI MANOVELLA

Il giorno seguente al suo arrivo, verso le ore 11, Ingrid Bergman ricevette sulla soglia di casa la visita di due caprette, una bianca e l’altra nera, che in mattinata avevano fornito il latte per la sua prima colazione. La prima portava un cartello legato al collo con un nastro rosso e con al scritta: « Io sono buongiorno ». Il cartello dell’altra capretta diceva: « Io sono buonanotte ». La diva gradì molto la gentile trovata e si intrattenne a lungo ad accarezzare le bestiole, come una bambina felice. In momenti come questi  le sue maniere appaiono di una semplicità estrema, ricordano le dolcezze della suora de Le campane di Santa Maria.
Più tardi Rossellini, che è appassionato di pesca subacquea, munito di fucili a molla, di occhiali e di pinne di gomma, prese il mare in compagnia di Ingrid Bergman e di pochi amici. L’attrice rimase a guardare Rossellini, che scompariva e ricompariva nell’acqua, appoggiata alla sponda della barca. Al ritorno ci disse che era lieta di comunicare le sue impressioni al primo giornalista incontrato a Stromboli. Aggiunse che il panorama le era sembrato bellissimo, addirittura in technicolor. Pronunciò la parola panorama in lingua italiana. Ed allora Rossellini, che era presente, avvertì che Ingrid Bergman avrebbe appreso il nostro idioma entro Pasqua. L’attrice stette un solo momento a pensare, poi rispose pronta con un sorriso: « Solo se avverrà il miracolo delle campane di Pasqua ».
Il primo giro di manovella di Dopo l’uragano, che costerà circa trecento milioni di lire, è avvenuto sulla spiaggia di Stromboli. È stata ripresa la scena dell’arrivo di Karin Bjorsen e del marito Antonio Mastrostefano, impersonato dal pescatore di Salerno, il quale, vinta la sua ostinata timidezza, ha recitato dopo aver mandato giù a memoria i dialoghi in inglese. La sua voce non impressionerà però la colonna sonora, in quanto si procederà successivamente al doppiaggio. La Bergman ha lasciato il severo, lunghissimo mantello nero che indossa per leggere in giardino o per passeggiare in riva al mare, per vestire un golf logoro e i i poveri panni di una popolana innamorata e infelice. Nelle prossime settimane salirà in montagna, sulle pendici dello Stromboli, per girare le difficili scene del tentato omicidio del marito. Sulla riva del mare, sulla soglia di una casetta sbrindellata in prossimità delle rocce, girerà numerose scene ed assisterà alla cattura di un pescecane e all’uccisione d’una tartaruga marina.

Giuseppe Quatriglio
(Oggi, 21 Aprile 1949 – testo archivio in penombra)

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