È arrivato un bastimento carico di Lindstrom

Stromboli, maggio

Capita qualche volta che questioni personali interferiscano con programmi di lavoro e che quindi il lavoro venga notevolmente intralciato, se non sospeso. È stato questo il caso del film Terra di Dio che si sta girando nell’isola di Stromboli. Il bisogno di una chiarificazione nella strana situazione  Bergman Rossellini Lindstrom era in un certo modo necessaria. La serie di pettegolezzi aveva raggiunto l’apice e questo genere di involontaria pubblicità risultava del tutto controproducente per il film.

Il dott. Peter Lindstrom giunse all’aeroporto di Ciampino verso le quattro del mattino del giorno 29 aprile, cioè con qualche giorno di anticipo su quanto era preveduto. Braccato dai giornalisti e dai fotografi egli riuscì a lasciare Roma e a raggiungere Milazzo indisturbato. Milazzo è la punta estrema della Sicilia protesa verso l’isola di Stromboli. Lo svedese aveva calcolato tutto, rendendosi conto che raggiungere Stromboli attraverso la Sicilia era la via più lunga e quindi la più sicura  sotto ogni punto di vista. Delusi rimasero quindi i giornalisti che lo attendevano a Napoli, al molo Immacolatella, donde prende il mare l’Eolo, il vaporetto per Stromboli. Lindstrom raggiunse Milazzo nella notte tra il ventinove e il trenta. Il cognato del regista italiano, che stava per imbarcarsi a Napoli, ricevette telegraficamente l’ordine di proseguire per la Sicilia.

Mentre Rossellini la mattina del giorno 30 stava per recarsi al lavoro, arrivò via radio l’annunzio che Lindstrom aveva intenzione di raggiungere Stromboli al più presto. E la lavorazione del film passò automaticamente in secondo piano. Rossellini fece rispondere con altro dispaccio che non si muovesse, sarebbero partiti loro alla volta di Milazzo. In verità solo il regista, dopo nemmeno un’ora si imbarcava su una piccola barca a motore meno sicura ma più veloce del due alberi della troupe e del vaporetto in servizio tra l’isola e la Sicilia.

Forse l’improvviso arrivo del marito di Ingrid in Italia turbò un po’ la pace dei tranquilli cineasti accampati a Stromboli. Non si potrebbe spiegare in altro modo il fatto che Rossellini abbia deciso di partire da solo nell’intento di indurre Lindstrom a desistere dal suo intendimento di vedere la moglie. Chiunque avesse ragionato con un po’ di calma si sarebbe convinto che non bastano poche frasi logiche e dei fatti, per indurre un marito il quale ha attraversato mezzo mondo per incontrare la moglie, a ritornarsene a casa senza averla veduta. Il regista non pensò troppo che stava per fare un inutile viaggio e partì. Ingrid rimase a Stromboli sorridente e apparentemente serena. Ogni giorno pranzava e cenava con la troupe divenuta ormai una comitiva di gentiluomini a riposo. Si fece fotografare in giro per l’isola per i piaceri di qualche fotoreporter straniero o italiano. Mangiò golosa come una bimba la sua riserva di formaggi. Ad intervalli parlò per radio con i due uomini che cercavano invano di intendersi nei pressi di Milazzo, nella villa di un amico del regista.

L’atmosfera si rese di giorno in giorno più tesa: ufficialmente si doveva ignorare l’incontro tra il regista e il marito: e si parlava di tonnare, di ricerche di esterni o cose del genere. L’isola di Stromboli da quando vi è giunta la troupe del film è divenuta l’isola del « pissi pissi, bao bao ». Le cose si sanno, ma si ignorano; si sussurrano sotto voce, si bisbigliano. Chi non vi è abituato e vi giunge parlando ad alta voce, viene guardato in malo modo, forse temuto.

Ingrid resistette bene alla farsa di quei giorni e riuscì a celare magnificamente ciò che bolliva in pentola. Soltanto una sera non apparve a cena, con la scusa di un forte raffreddore. La cena fu piuttosto silenziosa, ognuno mucinava i propri pensieri e le proprie congetture. Il direttore di produzione americano rifaceva i conti calcolando i giorni di lavorazione perduti, il segretario di Rossellini si aggirava irrequieto per le vie dell’isola intabarrato in un pesante impermeabile. Era una serata buia e temporalesca, un forte vento giungeva dal sud rumoreggiando il mare. La cena fu breve e subito dopo ognuno silenziosamente si occultò nella notte, attardandosi prima di andare a letto. Qualcosa era nell’aria di molto importante, lo si sentiva.

Molto tardi apparve lontano il lume di una barca di pescatori; insolita per quell’ora e per qual mare, diresse la prua verso l’isola. E tutti coloro che la videro pensarono con un brivido di meraviglia che Rossellini stava tornando certamente in compagnia di Lindstrom. Ci fu un breve rapido andirivieni con qualche sapiente curioso appostamento per la stradetta che scende al mare. Ma Rossellini giunse da solo, esausto dopo nove ore di viaggio tremendo. A passo rapido risale verso la piccola casa che lo ospita con Ingrid, si fermò un attimo sulla porta fischiando due volte nella maniera cara all’attrice, entrò quasi subito.

Rossellini soffre d’insonnia in tempi normali, figurarsi quando qualche grosso pensiero lo turba. Quella notte andò a letto molto tardi e la mattina dopo alle cinque era già in piedi. Girovagò pensoso cercando di distrarsi, scambiò qualche parola con chi, della troupe era stato mattiniero come lui. E mi mandò a chiamare di buon’ora. Capii, vedendolo, che aveva i nervi un po’ scossi: Rossellini ha qualche tic nervoso che lo tradisce in certe occasioni più di ogni altra cosa. Mi disse che era stanco dei pettegolezzi della stampa, che non voleva più essere lo zimbello di tutti, che intendeva mettermi in guardia per quello che avrei scritto di quelle giornate. Mi fece capire che entro due giorni la situazione si sarebbe chiarita e allora avrei potuto sapere molte più cose. Io intesi questo come l’annuncio di prossime dichiarazioni sull’incontro, ma anche nei giorni seguenti Rossellini non disse nulla.

Di una cosa sono certo: che Rossellini il mattino in cui mi parlò era convinto di una conclusione a suo vantaggio, mentre forse le cose andarono per un altro verso.
La nostra conversazione di quel mattino si concluse amichevolmente. Gli chiesi se sarebbe tornato presto sulle tonnare, se sarebbe andato da solo o con Ingrid; quali erano le intenzioni dell’altro pescatore. Il regista mi rispose che sarebbe partito da solo e che non poteva dire altro.

Poco convinto scesi al mare in attesa. Dopo un’ora vidi regista e attrice avvicinarsi alla riva, salire su un battello, prendere il largo aggirando l’isola per salire a bordo del due alberi della troupe ancorato dalla notte precedente in un punto meno battuto dal vento.

Se la partenza di Rossellini aveva segnato una sosta nella lavorazione del film, la nuova partenza del regista e dell’attrice segnò addirittura una festosa vacanza: approfittando del bel tempo gli uomini si stesero al sole, presero bagni, andarono a pescare. Altri condussero a termine un lungo torneo di ping-pong. Fu perfino organizzata una partita di calcio sulla spiaggia tra una squadra Bergman e una squadra Rossellini, ciascuna formata di sette elementi della troupe. Con la velocità e la bravura caratteristica degli operai dei teatri di posa vennero rapidamente costruite due porte e apprestato un piccolo campo da gioco. Centro attacco della squadra della Bergman il primo attore del film, Mario Vitale, ex pescatore salernitano; mediano lo sceneggiatore Gian Paolo Callegari, arbitro fu nominato l’operatore Martelli. La competizione si concluse con una vittoria della squadra Rossellini per 5 a 2.

Il regista e l’attrice rimasero fuori tre giorni senza dare troppe notizie, nemmeno ai dirigenti americani rimasti a Stromboli. Mr. Killy, il supervisore di fiducia della RKO al seguito della troupe, apparve nero per le mancate notizie, per le giornate di lavorazione perdute e per aver terminato la sua scorta di sigari. Si aggirava inquieto per l’isola, facendo e rifacendo i conti che evidentemente non tornavano. Trovò che era nello stato d’animo esatto per fare un consuntivo di quel mese di lavorazione, tanto il sangue cattivo se l’era già fatto. E dovette ammettere che in un mese esatto di soggiorno a Stromboli la troupe aveva al suo attivo soltanto dieci giorni di lavoro. Cosa abbastanza grave tenendo presente che, si lavori o non si lavori, il film viene a costare ugualmente venticinque milioni a settimana.

Rossellini e la Bergman rientrarono il giorno 4 di maggio al tramonto. Erano stanchi del viaggio e dei colloqui di quei giorni. Ciononostante vennero a cena con la troupe cercando di apparire di buon umore. Era evidente l’ambiguità del comunicato ufficiale diramato dopo la serie di colloqui a due e a tre: il marito, forse, non aveva concesso per il momento il divorzio, pressato anche dalla casa produttrice del film che minacciò addirittura di sospendere la lavorazione. Alla diva non rimase che cedere alla dichiarazione ufficiale. Nè Rossellini, più volte interrogato, potè rispondere. Si accontentò di ammettere che il tempo avrebbe dato ragione di molte cose. Gli chiesi perché la Bergman portasse la fede al dito. Lanciai questa domanda fra tante altre rimaste senza risposta. Rossellini non si avvide che era un tranello e mi rispose semplicemente la verità: che cioè Ingrid portava la fede perché nel film doveva apparire come una donna sposata.

Ho vissuto accanto a Rossellini e alla Bergman per una decina di giorni e una volta di più mi sono convinto che la loro storia ci serberà delle sorprese. C’è qualche cosa nello sguardo di Ingrid e nelle parole di Roberto che lo rivela subito. È chiaro che essi ora devono sottostare a imposizioni contrattuali ma è altrettanto chiaro che essi, una volta terminato il film, potranno decidere liberamente. Un giornalista americano diceva che prima di terminare il film forse la Bergman si stancherà di Rossellini. E rifletteva, in fondo, il desiderio e l’opinione di tutta l’America. Ma non è detto.
Roberto e Ingrid intanto continuano a vivere nella piccola casa bianca e rossa che li ospita: una casa con quattro modeste stanzette e un bagno appena costruito per le comodità della diva e l’orgoglio del piccolo paese selvatico ai piedi del vulcano.

Giorgio Salvioni
(Cine Illustrato, 22 maggio 1949 – testo archivio in penombra)

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