Anna è tornata da Parigi

Anna Magnani è tornata da Parigi

Roma, giugno

Parlare con Anna Magnani era urgente, importante, interessante. Urgente, perché due colonne bianche aspettavano di essere riempite, importante, perché Anna Magnani che sta avviandosi a essere il n. 1 in Europa è appena tornata dall’estero e ha iniziato un nuovo film; interessante, perché quello che avrebbe potuto raccontarmi sarebbe stato senza dubbio notevole. Sono andata da lei alle tre del pomeriggio, nonostante il caldo e nonostante che abiti diagonalmente dall’altro capo della città: abita in un appartamento grande e bellissimo che si affaccia sulla Piazza di San Giovanni, accanto alle vecchie mura romane. Mi vengono ad aprire una cameriera e tre cani. Io non sono molto abile a distinguere le razze ma penso che debbano essere due bassotti e un barboncino. Grosse collane di legno colorato, rispettivamente gialle, verdi e turchese, ornano i loro colli. Abbaiano e mi precedono nel salotto spazioso. La prima cosa che noto è un grande ritratto di Anna, dipinto da Tabet; c’è un piano e un’altra mezza dozzina di strumenti musicali, compreso un piccolo banjo tinto d’indaco. Continuando l’esame scopro belle cose dell’Ottocento, una lampada, un piccolo mobile, tutti oggetti di un gusto sicuro e raffinato e anche la vestaglia che Anna indossa, chiara e spumosa, è scelta con lo stesso gusto: qui l’Anna Magnani che il pubblico conosce non esiste più: qui Anna legge, ascolta dischi di musica sinfonica su quel grande radio-grammofono, studia e racconta bellissime storie al suo bambino dai magnifici occhi e dalle mani esili e bellissime.

Sprofondiamo in due grandi poltrone, una in faccia all’altra. Ora l’interrogatorio comincia, devo sapere tante cose!

Anna Magnani è stata a Parigi: una folla enorme l’aspettava alla stazione, l’ha aspettata tutti i giorni davanti al suo albergo, al teatro di posa. Ha dovuto firmare quintali di fotografie, concedere mille interviste, sorridere a mille obbiettivi. È arrivata a Parigi notissima e preceduta soltanto da un film Roma, città aperta. Molte attrici sono divenute popolari quasi di colpo, ma nessuna credo con la facilità e la celerità di Anna.

È arrivata a Parigi di mattina e ha voluto subito andare a visitarla: non era mai stata in quella città e in treno si era tracciato un programma: c’erano tante cose che desiderava vedere da anni e voleva dividere bene il suo tempo! Passò due giornate al Louvre, si perse nei giardini di Versailles, sola sola se ne andò a Fontainebleau. Fu libera per una settimana e l’ottavo giorno si chiuse in un piccolo teatro di posa, quello di via Forest, dimenticò Parigi, le cose viste e quelle che l’aspettavano, dimenticò se stessa: ora doveva dar vita a un’altra donna, una donna triste, malata, innamorata di un uomo più giovane che le sfugge…

Voi indubbiamente avrete sentito parlare del lavoro di Cocteau La voix humaine: è un’unica scena, un lungo monologo.

Berthe Bovy lo recitò per prima a una sua serata d’onore. La voix humaine è uno di quei pezzi di bravura, insomma, che consacrano definitivamente le capacità di un’attrice.

Ora, da questo soggetto, Rossellini ha voluto trarre un film, ma non ha fatto quello che di solito succede in questi casi: tagli, sostituzioni, scene aggiunte. Niente di questo: nel mezzo del teatro ci sono le pareti tappezzate di rosso di una camera da letto, separata da una tenda rossa, sollevata a metà dalla toilette. In quest’ambiente si svolgerà tutto il film. C’è un armadio chiuso, due poltroncine e un piccolo sofà rossi, un letto sfatto, un comodino. Sul comodino c’è il telefono. Cocteau, l’autore, Anna Magnani e Rossellini prendono gli ultimi accordi: fra poco si comincerà a girare.

Anna scivola dal letto… « Azione!… ».

Anna legge: il libro non la interessa molto ed ha anche un po’ di mal di testa, è distratta. Aspetta e non vuol dirlo a se stessa, cerca di fermare la sua attenzione sulla storia del libro, cerca inutilmente… Il telefono squilla. Il libro, gettato lontano, si chiude. Ha perso il segno ma non importa. Ecco, allunga la mano, stacca il cornetto: ha paura di una delusione, potrebbe anche non essere lui… « Pronto! ». Oh, come le si illuminano gli occhi, com’è limpida la sua voce! « Pronto, caro, sì… ».

E la telefonata comincia, mille sensazioni passano sul volto di Anna, mille sfumature sono nella sua voce: c’è amore, passione, tenerezza, dubbio, paura, terrore, delusione, angoscia, ira: ci sono tutti i sentimenti umani.

Anna parla al telefono: dall’altro capo del filo, senza suono per noi, la voce dell’uomo amato si informa della sua saluta, cerca disperatamente le parole preparate e dimenticate e butta lì finalmente la frase nella forma più rude, più cruda.

« Vuoi lasciarmi… Tu vuoi lasciarmi… ». Ad Anna sembra un orrido sogno, vorrebbe fosse un sogno… Lui vuole sposare un’altra, un’altra… Chi sarà mai questa donna? Lei non la conosce, non l’ha mai veduta eppure sa che d’ora innanzi sarà al centro dei suoi pensieri.

« Non ti vedrò più? Mai più? Neppure per un breve minuto? ».

Sì, l’avevano stabilito, lui aveva voluto così. Avevano detto: « Niente storie, niente scene al momento degli addii… » e ora lui se ne va, se ne va davvero… Chissà da quando la vede l’altra? Chissà da quando ama quest’altra?

Ora Anna ha freddo, uno scialletto di lana deve essere in fondo al letto… no, è scivolato sul tappeto. Si copre e trema sempre: le sue labbra sono sbiancate, la telefonata continua, continua… Si è attorcigliata il filo intorno al collo: cosi le sembra che la voce amata circondi meglio, l’abbracci, le sembra che lui sia vicino… La telefonata continua…

« Va tu, caro, va via tu! Io non posso, io non ho la forza di attaccare… Pronto, pronto! ». Urla nel microfono, urla quasi impazzita « Pronto! ». Che angoscia, che orrore… Nessuno risponde: lui se n’è andato.

La telefonata è finita.

È finito anche il film. Il più audace, il più azzardato film della storia già lunga del cinema. Un solo ambiente, una sola attrice: niente altro.

Anna ha vissuto giorni meravigliosi e terribili: mai prima d’allora aveva trovata una parte simile, avuta una responsabilità simile, recitato in quel simile modo.

Appena finito il lavoro continuava a muoversi, a pensare, a soffrire per la donna malata e innamorata a cui avrebbe dato vita. Per liberarsene (ma le spiaceva liberarsene, ha confessato) ha accettato finalmente gli inviti della stampa, è andata a feste, a pranzi, ha ripreso le peregrinazioni per Parigi.

Poi arrivò il telegramma della Lux: prima della partenza aveva firmato un contratto e adesso la preparazione per il nuovo film era terminata, bisognava cominciare le riprese.

Così, dieci giorni fa Anna ha iniziato L’onorevole Angelina diretto da Zampa, il regista che tanto successo ha ottenuto con i suoi Un americano in vacanza e Vivere in pace.

Una cameriera ci interrompe: — Signora, è arrivato il truccatore.

Attraverso la camera da letto, festosa nella sua veste estiva di chintz, passiamo nella toeletta: cerone, spugnette, matite, scatolini vari, sono sparpagliati sul piano di cristallo del tavolino.

Mezz’ora dopo Anna Magnani, truccata, spettinata, vestita da un abito di cotonina a fiori e di due golf, uno giallo lungo e uno marrone più corto, è pronta: è l’Anna Magnani che conoscete voi.

Attraversiamo le belle stanze ancora una volta e questa popolana sembra un anacronismo in mezzo a queste cose preziose, come lo sembra al volante della sua bella macchina bleu e bianca, nuovissima, lunghissima. — Chi è l’onorevole Angelina?

Angelina è nata ed è sempre vissuta a Pietralata, una borgata vicino a Roma, una delle più popolari e più misere. Ha sposato un agente di pubblica sicurezza (Nando Bruno), promosso da poco brigadiere. Ha cinque figli, cercati con un concorso che ha fatto correre alla Lux madri e prole di mezza Roma.

Angelina è svegli ed energica. Dà l’assalto a un forno che non vuole distribuire la pasta, fa fuoco e fiamme per difendere gli interessi dei suoi vicini, tanto che gli abitanti di Pietralata, unanimi, giunto il giorno delle elezioni, designano Angelina a difenderli e proteggerli a Montecitorio.

La vita pubblica prende Angelina: sono conferenze, discussioni, interviste, pranzi. La famigliola è dimenticata.

Donna Angelina tra poco sarà proclamata Onorevole. Invece… invece, tornata a casa fuori orario, interrompe nel bel mezzo l’idillio della figlia, scopre che il riso si è attaccato alla pentola, scopre che le ginocchia di Gigetto sono sudicie da far pietà, scopre che la sua famiglia si sta sfasciando… Così, l’onorevole Angelina torna al bucato, al rammendo, ai suoi piatti, così il figlioletto dice: « Peccato, adesso dovrò lavarmi di nuovo tutti i giorni… ».

Siamo arrivati: la macchina si è ferma in uno spiazzo all’angolo di una via dal pittoresco nome della Lumachella. Una piccola folla l’aspetta: succede così tutti i giorni; si informano dell’orario e corrono qui per vederla arrivare. Un vecchio aeroplano tutto incerottato  e senz’ali aspetta anche lui. Il suo motore sarà messo in moto un’ultima volta, la sua elica farà il vento per la tempesta che si girerà stasera.

Anna adesso, non può occuparsi di me: « Azione! ».

Il diluvio, comandato dai pompieri comincia, l’aeroplano fa dolorosamente « ciuf, ciuf »… Anna corre sotto la pioggia, col vento che le fa aderire le vesti zuppe, con i capelli appiccicati alla fronte, alle guance… Due ragazze accanto a me commentano: « E pensare che ci sembrava così bello far del cinema! ».

Anna corre sotto la pioggia, attraversa lo spiazzo, trova finalmente un rifugio.

« Stop! ». Corrono da lei con asciugamani, accappatoi… « Come va Anna? ».

« Beh, se si girava di febbraio andava peggio! Ringraziamo dunque Iddio che siamo d’estate! ».

E adesso venitemi a dire che Anna Magnani non ha un buon carattere!

Doriana Danton
(Cine Illustrato, 28 giugno 1947 – immagine e testo archivio in penombra)

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