Passato, presente e avvenire del cinema italiano

Il cinema italiano, che era arrivato ad alte vette ai tempi del muto e che era, si può ben dire, il migliore di tutto il mondo, cadde per la concorrenza americana. Si riformò sotto il regime fascista, però, soggetto anch’esso alle debolezze, ai compromessi e agli errori del malgoverno, non diede, fra molte opere, che pochissimi saggi accettabili.

Col 25 luglio ’43, alla caduta della dittatura, il nostro cinema tentò di riprendere il suo posto nel mondo, senonché sopraggiunse l’8 settembre, ed il terrore nazi-fascista spogliò di ogni attrezzatura i nostri teatri di posa e le nostre case di produzione.

Finalmente riunita tutta l’Italia sotto un Governo democratico, si sta ora ripensando seriamente al cinema, e ci si rimette a lavorare con mezzi scarsi ma con serie intenzioni ed ambizioni entusiastiche, mirando al mercato internazionale.

A Venezia si sta costituendo un gruppo cinematografico per usufruire dei teatri di posa naturali ed artificiali del Lido; a Milano e a Torino si stanno costituendo case di produzione, con l’aiuto degli industriali milanesi e torinesi; a Roma hanno ripreso il lavoro le vecchie case di produzione. Ma Cinecittà non avrà più il monopolio dei teatri di posa.

Si è costituita la Orbis Film, che dall’8 settembre aveva iniziata la lavorazione del film La porta del cielo, che è già stato presentato con buon successo di critica e di pubblico. Questo film, diretto da De Sica, ed interpretato da Marina Berti, Roldano Lupi, Maria Mercader, Elli Parvo, Massimo Girotti e Carlo Ninchi, ha avuto diverse disavventure prima di vedere la luce. Iniziato prima dell’otto settembre, infatti, fu interrotto e ripreso durante il terrore nazista nei sotterranei della chiesa di San Saturnino, dove era stato portato il materiale per sottrarlo ai tedeschi.

Il programma della Orbis è vasto. Esso comprende, oltre ai film di normale produzione, anche dei cortometraggi di carattere religioso. Intanto la Casa ha messo in lavorazione un film sotto la regia di Pietro Germi e la supervisione di Alessandro Blasetti, Il testimone, per l’interpretazione di Roldano Lupi, Marina Berti e Luigi Almirante. Altri films sono in programma sotto la regia di Blasetti, di Camerini; (L’incontro con il destino), di Mario Soldati; (Alfredo Nobel) di Lattuada; (Le confessioni di un italiano) di De Sica ed altri.

Nei locali dell’Acustica si sta terminando il film iniziato a Cinecittà prima dell’8 settembre e non finito a causa degli avvenimenti bellici e dei bombardamenti dei teatri: Che distinta famiglia, per la regia di Mario Bonnard e l’interpretazione di Assia Noris, Rina Morelli, Lola Braccini, Gino Cervi, Viarisio, Tieri, Stoppa.

Mario Soldati ha terminato la produzione di Monsù Travet dalla commedia di Vittorio Bersezio con l’interpretazione di Cervi, Campanini, Vera Carmi, Gigi Pavese, Laura Gore, Paolo Veneroni, Domenico Gambino, Mario Siletti. La Excelsa Film sta portando a termine La vita ricomincia con Alida Valli e Fosco Giachetti. La Fauno Film porterà sullo schermo la commedia di Aldo de Benedetti Lo sbaglio di essere vivo. Prossima è intanto la presentazione de I dieci comandamenti, con la regia di G. W. Chili e l’interpretazione di Roldano Lupi, Marina Berti, Delia Brandi, Franco Gentile e la nuova attrice Delia Worman.

Altri film stanno preparando la Aurea, la Capitani, la Lux, la Ars, la Italia, e noi ci auguriamo che questi primi passi del cinema italiano nel regime di libertà, lo riportino sulla via che lo ricondurrà alla fortuna ch’esso vantava ai tempi del muto, ai tempi cioè della vecchia Cines di Stefano Pittaluga, della grande industria cinematografica torinese, della Bertini, della Borelli, della Jacobini, di Novelli, quando il film italiano andava in tutto il mondo, apprezzato a ammirato, tenendo altro il nome d’Italia.

La situazione non è certo facile, né all’interno né all’esterno. Molto impegno e molta bravura occorreranno per fronteggiare la concorrenza che muoveranno alla nostra produzione l’America e la Russia. Infatti, data la grande decadenza del film americano (nel 1940-41 la produzione americana era di 500 films all’anno, e nel 1944 era ridotta a 348, e nel ’45 a 300) l’industria americana ha messo in atto il suo massimo programma, che progetta l’invasione ad ogni costo dei mercati mondiali e il soffocamento di qualsiasi produzione a carattere nazionale nei vari paesi: programma che ha già visto vincitori gli americani nell’Oriente, nel Sud America e nel Nord Africa.

Bisogna che il cinema italiano vinca questa prova.

Se sarà battuto, non risorgerà più.

R. Napoleone Pierallini
(Maschere, 16 Luglio 1945 – testo archivio in penombra)  

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