Tognazzi e figli maschi

Ugo Tognazzi e Giovanna Pala in Auguri e figli maschi 1951

Roma, agosto 1951

L’ultima retata nel festoso ambiente della rivista, ha tratto alla luce dei proiettori cinematografici un esemplare molto interessante, Ugo Tognazzi, il comico cremonese noto per le molte riviste che ha interpretato e per i suoi molti infortuni automobilistici. Tognazzi ha una solida reputazione sulle tavole del palcoscenico, ma s’è accostato al cinema soltanto una volta, nel film I cadetti di Guascogna; ora però avrà modo di rifarsi, dato che la Edic gli ha offerto un contratto per quattro film, di cui si conoscono perfino già i titoli: Auguri e figli maschi, in lavorazione, La paura fa novanta, Io, Silvana e un taxi e Agenzia matrimoniale; con lui lavoreranno Silvana Pampanini, Aroldo Tieri, Delia Scala, Carlo Croccolo, Maria Grazia Francia, Giovanna Pala ed Enrico Luzi.
Una scrittura per quattro film non è cosa di tutti i giorni, quindi siamo andati a cercare Tognazzi a Cinecittà, ed egli, modesto come una violetta, ha dichiarato che diventerà il terzo T. celebre della sua Cremona (gli altri due sono Torrone e Torrazzo): è un impegno che ha preso con se stesso, e quando prende impegni del genere, Tognazzi pare li mantenga. « Volevo diventar celebre fin da bambino », dice. « Ero timidissimo, ero l’unico bambino del parentado che rifiutasse di recitare la poesia di Natale, arrossivo se incontravo una bambina, stavo sempre attaccato alle gonne di mia madre; tuttavia sognavo di diventar celebre, come ciclista, calciatore, magari come predicatore ».

Suo padre gli mise in mano un violino ordinandogli d’imparare a suonarlo: sua madre gli teneva lunghi discorsi cercando d’avviarlo alla carriera sacerdotale, ma Tognazzino era stonato per la musica, e non aveva vocazione per il sacerdozio. Intervenne allora suo zio, amico di un amico del direttore della famosa fabbrica di salumi Negroni, e Tognazzi finì con l’accettare un posto di contabile in quella ditta.
Contando salami dalla mattina alla sera, il giovanotto aveva tempo di meditare, e meditò tanto che s’accorse che voleva fare l’attore. « O attore o niente », diceva anzi con enfasi drammatica nei suoi monologhi. Reintervenne lo zio, al quale la madre di Ugo confidò che il ragazzo « faceva le mosse » davanti allo specchio; quello zio era un uomo di grande comprensione, e inoltre conosceva le più disparate persone; così si destreggiò con attori e giornalisti, e fece in modo che Tognazzi potesse esibirsi ad un concorso per giovani comici. Si era nel 1944. Ugo imitò Totò, disse alcune barzellette, e fu sommerso dagli applausi; perciò figuratevi, se era deciso a fare l’attore prima, dopo quei battimani non l’avrebbero tenuto neanche con le catene. Fu scritturato da Cluberti di Milano per il suo avanspettacolo; niente di molto brillante, più panini che polli arrosto. Ma Wanda Osiris seppe che da Cluberti c’era un giovane comico molto dotato, e offrì a Tognazzi mille lire quotidiane purché smettesse di lavorare in avanspettacolo, e restasse a sua disposizione. Ne risultò un bellissimo pugilato fra Tognazzi e Cluberti, ma ebbe la meglio il primo che era più giovane, e vedeva spalancarsi davanti a sé le porte della grande rivista. Invece, proprio come capita nei film americani in technicolor, oh delusione, il contratto con la Osiris sfumò e mamma Tognazzi supplicò al figliolo di far pace col direttore del salumificio, almeno avrebbe sempre avuto una fetta di salsiccione da mettere fra due di pane; invece il giovane comico rifiutò sdegnosamente di rinunziare alla sua arte per una semplice questione mangereccia. Saltò in bello stile alcuni pasti, ma poi ottenne nuovi contratti e tutto prese ad andargli molto bene, tanto che riuscì in breve a diventare capocomico, e tutti hanno visto le sue riviste, Castellinaria, Paradiso per tutti, Quel treno che si chiama desiderio.

Se v’interessa posso anche dirvi che Tognazzi è alto un metro e ottanta: gli piace ballare, giocare al calcio (da piccolo era un cannoncino, lo chiamavano Zamora e si ruppe il solito menisco in uno scontro con un avversario). È tifoso del Milan e delle automobili (ne ha possedute tre, e tre volte le ha sfasciate per eccesso di velocità); ama stare in casa, pensa che conviene prender moglie, ma non lasciarsi mettere i piedi sulla testa dalle donne. Le ragazze dicono che assomiglia a Richard Conte, lui invece dice che Richard Conte gli somiglia. Ha una bella voce profonda, quando recita si stabilisce subito fra lui e il pubblico una corrente di simpatia. Preferisce il genere brillante di stile moderno, ammira Skelton e Danny Kaye. Gli piacerebbe fare la parodia dei cattivi del cinema tipo Bogart, e tentare il genere drammatico.

In Auguri e figli maschi, il film che sta attualmente interpretando, la parte gli offre molte possibilità: si tratta di tre coppie di sposi che hanno acquistato tre appartamentini da una ditta di costruzioni; ma gli appartamenti sono inabitabili, quindi i sei, giovani innamorati e legalmente autorizzati a volersi bene, non riescono a consumare il matrimonio per mancanza d’alloggio. I tre sposi sono Tognazzi, Enrico Luzi e Aroldo Tieri; le tre sposine sono Giovanna Pala (moglie di Tognazzi), Delia Scala (moglie di Tieri) e Maria Grazia Francia (moglie di Luzi). C’è poi Carlo Croccolo che combina pasticci per conto suo. Invece Tognazzi è il cervello della compagnia; milanese semiserio, pratico ed arruffone, finisce col sistemare tutta la faccenda, malgrado i numerosi disastri che s’abbattono sulle tre sfortunate coppie.

Albert Luneville
(Hollywood – immagine e testo archivio in penombra)

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