Il divorzio della Magnani deciso forse in Egitto?

Anna Magnani

Milano, 6 agosto 1950

Il cinema non è per te: la tua strada è il teatro! E se Anna Magnani avesse ascoltato il marito, se il suo matrimonio con il regista Goffredo Alessandrini fosse stato un matrimonio felice, oggi probabilmente avremmo una grande interprete di Pirandello o di Shaw, ma non avremmo Nannarella.

La Magnani e Alessandrini si conobbero quando lei non era che una generichetta: uno di quei nomi che sui manifesti teatrali confinano con il nome del suggeritore e con quello della sarta, e che i critici drammatici, per non prendersi la briga di sfogliare il programma, regolano con un anodino « bene gli altri ». Alessandrini no: lui era già qualcuno nel mondo del cinema italiano, un mondo che risorgeva lentamente dopo gli splendori del muto; e si era già affermato con La segretaria privata.

Si conobbero nel ’33, in un ristorante, come avviene spesso tra artisti. Anna, allora, era interessante più per il suo corpo che per il suo viso. Cercava una strada, ed i suoi occhi grigi erano stranamente inquieti. Forse Alessandrini non li dimenticò, quegli occhi: e quando, due anni dopo, rivide l’attrice in un camerino del vecchio Teatro Manzoni di Roma (1), dove Anna reggeva sulle bellissima spalle il peso di una mediocre commedia che, assieme ad Aristide Baghetti, era riuscita a portare al successo, sentì che quella donna sarebbe stata qualcosa per lui, avrebbe occupato un posto importantissimo nella sua vita.

Quanto durò quell’amore, per quanto tempo furono felici l’attrice e il regista? Forse non saprebbero dircelo nemmeno loro: certo si è che quando, pochi mesi dopo, accompagnati da due testimoni reclutati in fretta e furia fra i conoscenti, si recarono in Campidoglio per sposarsi, la serenità aveva già disertato da un pezzo la loro unione. Le liti si susseguivano, le scenate davano il cambio a brevi periodi di serenità. Anna Magnani era una moglie fedele, affettuosa, comprensiva, ma affettuosa e comprensiva a suo modo. V’era qualcosa in lei, che non le dava pace, che non le dava un istante di tregua. Era forse l’artista alla ricerca dolorosa della sua personalità, era forse un tormento interiore a procurarle tanta irrequietezza, certo è che l’accordo tra lei e il marito era fragile come un oggetto in vetro soffiato.

Al matrimonio civile seguì, per espresso desiderio dei genitori di Alessandrini, il matrimonio religioso: ma nemmeno dopo la cerimonia, celebrata davanti a pochi intimi nella chiesetta di San Bellarmino ai Parioli, i due ebbero quella tranquillità che cercavano.

Si erano trasferiti, intanto, da via Margutta in una bella casa in via Amba Aradam. In fondo al suo temperamento di artista, Alessandrini aveva un’anima borghese: e sognava una casa sua, una sua famiglia, una sua vita serena, accanto ad una moglie comprensiva ed affettuosa. Anna non era fatta per lui: l’amava, ma a suo modo. E per diversi anni le liti punteggiarono la loro unione: si lasciarono e si unirono di nuovo almeno trenta volte.

In questo periodo Alessandrini trovò una donna che faceva per lui: Regina Bianchi, un’attrice napoletana di diciassette anni che conobbe a Cinecittà e con la quale capì di poter avere quella pace, quella quiete che la Magnani non poteva dargli.

Dopo un anno dall’incontro con Regina, nacque ad Alessandrini la prima figlia. Fu la fine del matrimonio MagnaniAlessandrini: Anna capì che ormai aveva perduto per sempre l’uomo che aveva amato: e chiese al regista di non abbandonarla del tutto, di recarsi almeno una sera nella casa di via Amba Aradam: si sarebbe sentita troppo sola, altrimenti.

A poco a poco Anna divenne una amica, un’amica buona, a volte dolce, che aveva bisogno di confidarsi con qualcuno, che raccontava al marito le pene e le gioie della sua giornata. Ed anche per lei venne l’amore, o almeno quello che in un primo momento credette potesse essere l’amore atto a farle dimenticare le disavventure di moglie fallita: un giovane attore del cinema da cui ebbe un bellissimo bambino, Luca.

Alessandrini era allora a Misurata, dove dirigeva Giarabub: e da Misurata tornò a Roma per tranquillizzare la moglie sulla sorte del bimbo. Fu un incontro commovente, il loro: ed Alessandrini pregò Anna di non preoccuparsi: egli avrebbe riconosciuto come suo il bimbo che stava per nascere, ed avrebbe dato alla moglie tutto il suo appoggio morale. Anche Regina aspettava un altro bimbo: e pochi giorni dopo la nascita di Luca nacque Mirella.

Ma così non si poteva andare avanti per molto tempo ancora: Alessandrini aveva due bambine, sue, che non potevano portare il suo nome, poiché un bimbo, non suo, porta ancor oggi il nome del regista.

Si tentarono varie vie per sanare la situazione, gli avvocati studiarono il caso paradossale, finché non si giunse a quella che potrebbe essere la soluzione tanto attesa, ma che si trascina da anni: Alessandrini ha iniziato la pratica di disconoscimento della paternità di Luca, impegnandosi con Anna ad adottarlo in un secondo tempo, sempre che il padre del bimbo non intenda dargli il suo nome. Ottenuto il disconoscimento, Alessandrini potrebbe adottare le sue due bambine.

La pratica legale va avanti da sette anni, ed ancora non è stata risolta; ed Anna Magnani, che vive ora insieme al suo Luca a Palazzo Altieri dove ha comperato un magnifico appartamento, è la prima a volere che in qualche modo la cosa venga appianata. Non si preoccupa di sé, che per lei tutto può continuare così come è andato avanti fino ad oggi: si preoccupa delle due piccole di Alessandrini; e di Regina, la donna che ha dato a Goffredo quella tranquillità che lei non ha saputo o potuto dargli.

È ancora affezionata al regista, Nannarella, gli vuol bene, ne apprezza le qualità — forse non quelle tecniche, dato che, secondo Alessandrini, in cinema non sarebbe mai diventata nessuno —, ma quelle umane. E spesso mette di fronte l’atteggiamento umano, comprensivo, affettuoso del marito, con quello di Rossellini che, a dire dell’attrice, l’ha abbandonata con una telefonata, così come si farebbe con un’avventuretta di nessun peso e di nessuna importanza.

La soluzione di questo strano “ménage” è forse in Egitto: Alessandrini, infatti, che è nato ad Alessandria —anche la Magnani è nata in Egitto da padre egiziano  — è partito recentemente alla volta di Alessandria: sembra che voglia abbracciare la religione musulmana, per aver modo così, grazie alla legge islamica, di ripudiare la moglie e legittimare finalmente le due bambine.

Accetterà questa soluzione Anna Magnani? L’attrice, come tutti sanno, è religiosissima: e di recente, per una grossa grazia ricevuta, ha offerto alla Madonna di Velletri i suoi orecchini di brillanti.

Abbandonerà, ora, la fede ritrovata dopo tanta inquietudine, per aiutare nella sua maggiore aspirazione l’uomo che è stato con lei tanto comprensivo?

Nino Bo
(Cine illustrato – immagine e testo archivio in penombra)

(1) Si tratta con ogni probabilità del Teatro Manzoni di Milano.

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