I tavolini di via Veneto sedi delle case cinematografiche americane

Gregory Ratoff a Via Veneto

Roma febbraio 1949

Ci sono in questo momento, a Roma, circa sette iniziative cinematografiche americane serie, in vari stadi di sviluppo. (Nel cinematografo esiste un solo criterio di serietà. È serio colui che appoggia le sue parole con degli assegni. Anche questa prova, purtroppo, non è sicura, perché è spesso necessario sincerarsi se esiste realmente la banca il cui nome è scritto sull’assegno e, esistendo la banca, se esistono i fondi). Circa sette iniziative americane a Roma stanno realmente preparando, girando, o finendo dei film. Ci sono poi, in questo momento, varie migliaia di iniziative meno serie. I caffè di via Veneto, dalla parte del sole, sono fucine di film americani. Ogni tavolino è la sede di una grande casa. Ogni cliente è un produttore, completo con cravatta a zig-zag e palle variegate, giacca fantasia, e vasti piani. Quando piove, tutti gli uffici si trasferiscono nella hall dell’Excelsior. Alcuni di questi produttori hanno lasciato, nei mesi scorsi, debiti presso il signor Pinto, il portiere dell’Excelsior, i grandi sarti, camiciai, fiorai, e ristoranti di Roma. Altri probabilmente riusciranno a produrre qualche film, uno dei quali, forse, sarà un successo. Lo stadio in cui si trova, in questo momento, la maggioranza degli isolati è il seguente: cercano un buon soggetto per offrirlo a una grande stella di Hollywood, loro amica d’infanzia. Col soggetto e la stella il finanziamento è facile, la distribuzione automatica. Manca solo una piccola somma iniziale, un’inezia, tanto per pagare il conto, acquistare un soggetto sensazionale, e prendere un biglietto per Hollywood, col copione sotto il braccio.

Le iniziative più serie, in questo momento, sono le seguenti:

Il truculento e quasi storico film Pirates of Capri, che sfrutta due nomi importanti: “pirati” e “Capri”. Ci lavorano Louis Hayward, attore di cappa, parrucca e spada, Alan Curtis e Binnie Barnes. Il finanziamento è in parte italiano. Parte dei fondi è stata versata da Nicolò Theodoli, nipote della principessa Colonna, che si occupa anche della produzione. Il film va navigando in acque difficili, si arena ogni tanto, poi riprende.

Rapture. Il film è finito. Si tratta di un piccolo polpettone finanziato dal banchiere americano Robert Goelet, ex marito della duchessa Fernanda di Villarosa, prodotto da Robert Goelet jr., figlio dei precedenti. Se ne parla con curiosità. È stato girato tutto a Roma.

Le iniziative di Bud Ornstein. Bud è il rappresentante della United Artists ed è il marito di Gwynne Ornstein, nipote di Mary Pickford e figlia adottiva di Mary e Douglas Fairbanks. Mary Pickford è l’attrice più ricca di Hollywood. Mary Pickford vuole produrre film in Italia. L’estate scorsa ha preso contatto con un capitalista milanese, Caramelli, ha studiato le possibilità locali, ed ha deciso di provare. Bud sta scegliendo soggetti per un primo esperimento da farsi in autunno.

Gregory Ratoff, il regista russo-americano. Gregory Ratoff è il pioniere in queste imprese. Diresse, l’anno scorso, Cagliostro a Roma, con Orson Welles, per Edward Small. Una delle prime copie di Cagliostro è arrivata in Italia, giorni fa: un appassionante feuilleton popolaresco, vestito di sontuosi costumi e di tutta l’architettura settecentesca più sfarzosa che Ratoff potè cogliere gratuitamente di qua e di là, dai giardini di Tivoli al salone del Quirinale. Ratoff, che è un accorto uomo d’affari, capì subito i vantaggi di lavorare in Italia e produsse, nell’estate del 1948, in società con Korda, un altro film diretto da lui, The Strange Case of Lady Brooke, Myrna Loy protagonista. Il film è stato girato in gran parte a Capri. Korda ne è entusiasta e si prevede un grande successo. Gregory sta studiando in questo momento due film da fare in Italia. Il primo sarà My Daughter Joy, con Edward G. Robinson, Gertrude Lawrence, Peggy Cummins ed Eric Portman. Si girerà in parte tra San Remo e Bordighera. Gli interni saranno ripresi nella villa di Donegani, gentilmente affittata, e a Villa Malta, a Roma. Il secondo s’intitolerà The Great Pilgrimage e sarà dedicato all’Anno Santo, da farsi tutto in Italia. Ratoff ha trovato in Italia il modo di fare film rapidamente, senza troppi intralci di produttori e grandi case (è quasi sempre il produttore e il finanziatore di se stesso), lavorando per conto proprio. Il suo prodotto è diretto al grande marcato americano e inglese.

Quo Vadis?. La Metro Goldwyn ha finalmente deciso di girate il grande romanzo storico a Roma, in technicolor. Ormai i film storici di massa, che richiesero migliaia di comparse, migliaia di costumi, e la ricostruzione di interi quartieri di antiche città, si possono fare solo in Italia. Unica difficoltà, che ha fermato il lavoro di preparazione per mesi: non esistono luci abbastanza forti nei teatri di posa italiani per fotografare al technicolor, non esistono laboratori per lo sviluppo della pellicola. Ma la Metro-Goldwyn porterà da Londra un parco lampade sufficiente e farà sviluppare a Londra. Si attende, tra giorni, l’arrivo di Ben Getz, direttore generale per l’Europa, e di Arthur Hornblow jr. (primo marito di Myrna Loy), produttore di Quo Vadis?.

Prince of Foxes, il film sul Rinascimento italiano, con Machiavelli e Cesare Borgia, è finito. Tyrone Power, protagonista, ha celebrato la fine del lavoro sposandosi. Sono ripartiti tutti e non c’è più a Roma, che un contabile che paga i conti.

Gregor Rabinovich, pioniere della produzione americana in Italia, continua instancabilmente a girare film musicali basati sulle opere più famose. Ne ha già fatti cinque, tra cui La Bohème, Faust, La Traviata. Sta preparando Les Contes de Hoffman. Dei suoi film si sa poco. Non costano molto e non sono ancora stati distribuiti.

Luigi Barzini jr.
(immagine Gregory Ratoff a via Veneto, e testo, archivio in penombra)

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