Prime visioni: La signora senza camelie

La signora senza camelie di Michelangelo Antonioni

I film di Antonioni hanno il potere di creare intorno a sé un’atmosfera esplosiva. Come due anni fa al tempo di Cronaca di un amore, così adesso per l’apparizione della sua più recente fatica cinematografica, La signora senza camelie, pubblico e critici sono balzati dalle poltrone verso lo schermo con l’aggressività e l’impeto degni di una battaglia. C’era chi avrebbe voluto distruggere il film di Antonioni come una trincea nemica e chi voleva ad esso inneggiare come ad una insegna di vittoria. Come mai pareri tanto discordanti e polemiche così incendiarie? Ogni regista ha i suoi denigratori ed î suoi ammiratori. Ma Antonioni è certamente il più inconciliabile dei cineasti: o con lui o contro di lui. Pare che le sue opere non si prestino a vie di mezzo. E invece sono forse il pubblico ed i critici che non sanno trovare una posizione di equilibrio per giudicare serenamente i film del giovane regista ferrarese.

Per esempio: La signora senza camelie. C’è stato, — almeno a Milano — chi si è sgolato per fischiare dalla prima all’ultima sequenza. E purtroppo non s’è trattato di un’intemperanza personale, ma di una vera sarabanda collettiva. D’altra parte ll film di Antonioni ha trovato i suoi strenui difensori, intransigenti, al pari degli stroncatori, nel sostenere il proprio punto di vista.

Senza volerci dare le arie di pronipoti di Salomone, per noi la miglior via da seguire è quella che passa in mezzo alle due opposte fazioni. La signora senza camelie è un film discutibile quanto si vuole, come avviene di tutte le opere impostate contro corrente. È anche carico di errori e di imperfezioni. Ma possiede il grande pregio di metterci a contatto con un’intelligenza creativa di prim’ordine, che sa angolare singolarmente il mondo della propria fantasia e riesce a penetrare al di là dell’epidermide dei propri personaggi.

Senza addentrarci in un esame particolare, in sede informativa La signora senza camelie resta un film da vedere. Se non altro per sapere con chi schierarsi: con i pro o con i contra. La nuova opera di Antonioni ha avuto già, prima ancora di entrare in lavorazione, il battesimo della cronaca. Ricordate l’improvviso dietro-front di Gina Lollobrigida, impegnata nel ruolo di protagonista e resasi irreperibile la vigilia del primo giro di manovella? Allora scoppiò un mezzo scandalo, perché la diva romana s’affrettò a dichiarare che le era impossibile interpretare un personaggio, da lei ritenuto poco edificante nei confronti della sua dignità d’attrice. Fu appunto a causa di tali battibecchi (che poi naturalmente finirono davanti agli avvocati) che il pubblico venne informato in anticipo sulla vicenda del film. Pareva che Antonioni con La signora senza camelie volesse lanciare un violento “j’accuse” contro il cinema italiano. In realtà il film non si presenta come un ordigno di guerra, ma soltanto come uno squarcio di cronaca, intessuto di intenzioni psicologiche. Il dramma è quello di una giovane attrice, la quale, capitata negli ingranaggi del cinema soltanto per merito delle risorse fisiche, non riesce ad appagare le sue ambizioni. Tale posizione sbagliata richiama alla mente i casi recenti di molte personalità più o meno in vista della nostra cinematografia. Il film di Antonioni vuol essere una denuncia e un ammonimento all’indirizzo di certa produzione, che, tenendosi in bilico tra fumetto e scollacciatura, mira a trasformare gli ideali dell’arte cinematografica nella realtà dei conti correnti in banca. Tutto questo magari alle spalle di alcune prosperose ragazze, abbagliate da falsi miraggi di lusso e di celebrità.

A sostituire all’ultimo momento la recalcitrante Lollobrigida, Antonioni ha chiamato Lucia Bosé, che già aveva lavorato sotto la sua guida in Cronaca di un amore. L’attrice milanese ha confessato più volte di subire il fascino di Antonioni come regista: lo schiaffo ch’egli le diede al tempo del primo film, per farle meglio interpretare una scena drammatica, ha lasciato un segno duraturo. Ed anche questa volta sono avvertibili nella Bosé un impegno, un controllo ed uno sforzo superiori. Quella di La signora senza camelie è senza dubbio la sua prova più convincente. E non tanto perché lei sia diventata all’improvviso una grande attrice. I suoi limiti sono noti e più innanzi non c’è verso che ella compia un passo. Soltanto che questa volta la Bosé interpreta in gran parte se stessa: l’attrice che non è attrice. E allora le riesce di essere di una aderenza al personaggio impressionante. Un po’ quel che capitava a Gloria Swanson in Viale del tramonto.

Ezio Colombo
(immagine e testo archivio in penombra)

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