Revolver pagato

This Gun for Hire

Il film-gangster è nato in America, ed è un distillato dell’epoca del proibizionismo: quando, presidente Hoover, fu dichiarata guerra all’alcool, e gli astemi furono portati sugli scudi. Tipico esempio del provvedimento controproducente, il proibizionismo inaugurò un’industria pericolosa e lucrosa, quella dei gangster o contrabbandieri dell’alcool. Al Capone finì dentro, e c’è ancora. Dillinger fu ucciso davanti all’ingresso di un cinematografo. « Faccia di bimbo » fu finito a rivoltellate. I fuori-legge sono fotogenici. Gli studi di Hollywood cominciarono a riempirsi di butterati, di sfregiati, di grinte patibolari, di pugni proibiti. Era nata una nuova « maschera »: il gangster. Le vie della città (1931), diretto da Mamoulian, con Gary Cooper e Sylvia Sidney, apre la serie. Seguono i capolavori del genere: Little Caesar, di Le Roy, con Edward G. Robinson (il decano della facoltà), Scarface di Hawks, con Paul Muni e George Raft, Sono un evaso di Le Roy, ancora con Muni, Io amo, di Brown, col debuttante Clark Gable, Angeli dalla faccia sporca di Curtiz, con Humphrey Bogart (il primo della classe) e James Cagney, ecc. Il gangster diventò una specie di eroe nazionale. Il Dipartimento di Stato, preoccupato, ordinò la repressione. Hollywood si affrettò a fabbricare l’anti-gangster. E fece il film G-men. Come succede anche nella vita, molti banditi passarono nelle file dei nuovi eroi. La schiatta dei gangster si spense nel sangue. George Raft ritornò al tango, E. G. Robinson, l’ultimo a morire, passò al giornalismo, Bogart ebbe crisi sentimentali, J. Cagney fece la rivista, Paul Muni fece Pasteur. Ma Hollywood seguitò a metter fuori, di tempo in tempo, un film gangster: per confortare quel tanto di gangster che vive in ognuno di noi. Uno degli ultimi è questo This Gun for Hire che presentiamo. L’ha diretto Frank Tuttle, l’autore, ricordate?, del Museo degli scandali. Gli attori sono Veronica Lake e Alan Ladd. È la storia di un assassino professionista braccato dalla polizia: incontra una donna, sfugge ad un drammatico agguato, e muore redento al servizio della patria. Il soggetto, nella sua intenzione propagandistica, è ridicolo. Ma Tuttle è riuscito a spingere gli assurdi nella coda del film, radunandovi le scorie. E s’è fatto strada, in tutto il resto, con un racconto essenziale, denso di forza e di emozione serrata. Recitazione finissima di Veronica Lake. Alan Ladd è una grande rivelazione: magrolino, nervoso, gelido, è attore cinematografico completo, possiede quella forza scarna che è dell’attore di razza.

I film americani in quarantena sono stati finalmente sdoganati. Produttori e noleggiatori si sono messi d’accordo. Vedremo finalmente i bei film americani che in verità sono ancora pochi. Vedremo anche This Gun for Hire?

Dino Risi, Marzo 1946
(immagine e testo archivio in penombra)

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