Ho sognato un festival

Ho sognato un festival

Settembre 1947

Ho sognato un festival cinematografico che si svolgeva in una grande antica città dalla vita intensa ma dall’atmosfera serena, sul mare ma circondata dai monti, un festival, l’avete già capito, che riuniva le caratteristiche ed i pregi di quelli di Bruxelles, di Venezia, di Cannes e di Locarno senza essere offuscato da nessuno dei loro difetti. All’inizio di ciascuna proiezione si alzava la bandiera e si suonava l’inno nazionale del Paese al quale apparteneva il film della serata, come a Locarno, ma il pubblico non si pentiva mai dell’omaggio anticipatamente reso levandosi in piedi come dinanzi a un alto rappresentante di quella Nazione, perché il film conteneva sempre degli eccezionali valori artistici e spirituali, che lo rendevano ben degno di figurare come campione del suo Paese di provenienza. Infatti, tutte le selezioni nazionali erano state compiute da critici ed esperti di grande competenza, che avevano giudicato con criteri assolutamente alieni da ogni considerazione commerciale, I produttori avevano collaborato con questa commissione ponendo a loro disposizione i migliori film artistici da loro ultimamente realizzati, senza cercare in alcun modo di fare approvare pellicole di grossa mole ma di scarsi requisiti d’arte. Ed essi erano in gran parte presenti al festival, i produttori, con i loro migliori registi, attori ed attrici. Non i registi e gli interpreti dei film presentati, ché quelli erano noti attraverso le loro opere e si sarebbe potuto pensare che fossero venuti per esercitare una qualche pressione sulla giuria dei premi, ma gli artefici di altri film di pari valore artistico, che ragioni varie avevano impedito di inviare.

I ricevimenti erano grandiosi, ricchissimi e si protraevano fino alle ore piccole, come quelli indimenticabili della Costa Azzurra, ma la gioia d’intervenire ad essi non era puramente gastronomica. Produttori, registi e attori parlavano dei loro progetti, che erano rivolti a migliorare sempre di più i caratteri artistici dei loro film e ad abituare ad un più raffinato gusto le preferenze degli spettatori. Essi chiedevano scusa dei difetti dei film presentati in questo festival, riconoscendoli appieno e promettendo che avrebbero evitato di ripeterli nell’avvenire. Soprattutto i francesi non cercavano in alcun modo di sopravalutare la loro produzione ma ammettevano lealmente ch’essa si trovava in una grave fase di sbandamento e chiedevano consigli ai migliori per cercare i modi di uscirne.

I russi, poi, presentavano un gruppo di opere di pura fantasia, dalle quali la propaganda era completamente esclusa: in alcune v’erano dei personaggi inglesi, americani e francesi mostrati in simpaticissima luce, un’altra verteva su gravi problemi interni, dei quali apparivano le insormontabili difficoltà e i lati negativi, che solo una cooperazione internazionale avrebbe potuto aiutare ad eliminare. I giornalisti e le attrici trascorrevano lunghe ore insieme, anzi era stata organizzata una serie di appuntamenti, che permetteva a ciascun rappresentante della stampa d’intrattenersi per un certo tempo da solo a solo con le varie dive, svolgendo argomenti artistici o…. personali, a seconda delle circostanze. Infatti i produttori avevano provveduto ad inviare in egual numero attrici intellettuali e da…. esibizione. La vita dei giornalisti era delle più invidiate. Ciascuno aveva a disposizione una cabina telefonica personale, dalla quale poteva ottenere a qualunque ora il suo giornale per trasmettere le corrispondenze e con il generoso appannaggio concesso dagli amministratori non aveva avuto bisogno di ricorrere, per integrare, a decine di collaborazioni sussidiarie e poteva quindi godersi con comodo le diverse manifestazioni e la vita cittadina. Le proiezioni, naturalmente, non erano mai più di due per giorno, spesso una, e di tanto in tanto una giornata di riposo completo, Gli uffici stampa funzionavano mirabilmente: pacchi di fotografie erano quotidianamente a disposizione di chi le richiedesse, senza limitazioni, e le notizie più importanti erano comunicate a domicilio dei giornalisti.

Le gite, le escursioni ed i festeggiamenti erano meravigliosi e durante il loro svolgersi le proiezioni venivano sospese e non riservate ai migliori film inglesi e americani, come accadeva a Bruxelles. I premi erano stabiliti in equa misura e senza nessuna considerazione opportunistica. La giuria era composta dai maggiori nomi di critici e realizzatori del cinema mondiale ed esprimeva i suoi giudizi in base a dei criteri puramente artistici, all’infuori di ogni giuoco politico e di aprioristiche, partigiane preferenze. Esisteva anche uno speciale giurì per i banchetti, i ricevimenti, gli aperitivi e i cocktails, del quale il sottoscritto era stato eletto presidente a vita e che sentenziava dopo vasto e approfondito esame della materia. Avevo anche incominciato a sognare che i film italiani riportavano lo stesso eccezionale successo delle ultime manifestazioni, quando mi sono svegliato e ho dovuto mettermi in viaggio per un altro festival della stagione.

Vinicio Marinucci

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