Il fiore sotto gli occhi

Il fiore sotto gli occhi
Mariella Lotti e Luigi Cimara in una scena del film Il Fiore sotto gli occhi

Un problemino di psicologia coniugale con la carica a molla, avvolto in tutto l’armamentario dei luoghi comuni di moda intorno al 1923. Per tirar giù dalla soffitta una simile cianfrusaglia crepuscolare e rinfrescarla un pò, il produttore l’ha affidata alle delicate mani di Guido Brignone e ai raffinati gusti degli sceneggiatori Gherardi e Pastina. Il quali l’hanno « modernizzata » con il sapido condimento delle smanie di una famiglia di salumai, delle stravaganze di un’attrice focosa, nonché di barbe di Carlomagno e di aneddoti su Carlo il Taciturno che sembrano proprio i resti della solida cultura dell’ex-provveditore agli studi (ex-censore cinematografico, ex-regista ad honorem per malversazioni, incompetenza e meriti fascisti) Giorgio Pastina.

Tra il mal di mare dei carrelli ondulanti e delle panoramiche a sventola, il regista ha tradotto in film la commedia passo a passo: una catena di dialoghi a due o a tre, in cui i protagonisti si accennano, si nascondono o si spiegano le loro buone e cattive ragioni.

La macchina potenzia, se possibile, le smorfie inespressive dell’esagitato Gora e demolisce, implacabile, le delicate grazie della Lotti; si indugia compiaciuta sui lazzi di Stoppa, sui baffi e i muffiti di Barnabò, sui sorrisi della centenaria Johnson e della defunta Chellini, sulle occhiate assassine del maturo e poco seduttore Cimara, e così via. Insomma, esalta ogni difetto, cataloga minuziosamente trovate, macchiette e battute che il nostro peggiore cinema ha esasperato in ritornelli ossessionanti.

Ora, Dio sa se abbiamo voglia di occuparci di pagliuzze mentre è questione di travi maestre, ma che il film italiano continui ad essere rappresentato dalla più spregevole produzione, è cosa che non ci riesce ancora di inghiottire. Però, nonostante le nostre lamentazioni, eccellenze e industriali responsabili, decisi ad affondare una volta per tutte la povera navicella del cinema italiano, proseguono imperterriti per la loro comoda e magari redditizia strada. E così sia.

Antonio Pietrangeli

Roma, dicembre 1944

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