Vita del primo mese al Centro Sperimentale di Cinematografia

Centro Sperimentale di Cinematografia, Via Foligno 40, Roma

Casa madre dei sogni e delle speranze dei cineasti in erba, punto di concentramento di grossi desideri e ambizioni giovanili, questo Centro Sperimentale di Cinematografia non ha tuttavia, nell’aspetto esteriore e nell’assetto interno, nessuna di quelle suggestioni « poetiche » e romantiche che qualche allievo forse immaginava.

Il disordine artistico, il caos geniale, la sciatteria calcolata che è per il borghese il biglietto di visita del puro alunno delle Muse; tutto quel ciarpame di luoghi comuni che a taluni pare inevitabilmente connesso al mestiere, ai gusti, alla vita dell’artista, è qui dentro negato e ripudiato. Piazza pulita di tutto, e la pulizia è evidente subito all’ingresso del palazzo: un atrio chiaro e luminoso, un bidello di tipo universitario, il quadro colorato con l’orario delle lezioni che fa pensare a una stazione novecentesca, e uno squillo acuto di campanello: in classe, per l’ora di storia della cinematografia.

Aria di scuola, — una scuola arredata secondo il gusto più nuovo e semplificatore; — ma un’aria libera e cordiale che non fa temere né i professori né i libri di testo né i registri dei voti. Nel cortile vicino una squadra di balilla marcia spedita, echeggiano i comandi, la luce entra nitida e facile dalle ampie finestre. Allievi e insegnanti, in un intervallo delle lezioni, seguono con l’occhio quelle evoluzioni militaresche mentre non cessano di discutere accaloratamente di estetica e di tecnica del film. La parola « umanesimo » ci viene spontanea alle labbra.

Proprio in questi giorni finisce il primo mese d’attività del Centro ed ora, insieme con Luigi Chiarini, un direttore che sa mantenersi lontano tanto dalla pedanteria quanto dall’improvvisazione, sfogliamo i registri dei signori professori.

Procediamo per ordine secondo il costume di questa scuola. I corsi già avviati sono undici: Tecnica della regia, a cura di Alessandro Blasetti; Recitazione (Blasetti); Tecnica della ripresa ottica (ing G. Ventimiglia); Tecnica della ripresa sonora (ing. L. Innamorati); Scenotecnica (ing. A. Valente); Dizione (Teresa Franchini); Estetica della cinematografia (Corrado Pavolini); Storia della cinematografia (Jacopo Comin); Storia della musica (M.° A. Veretti); Organizzazione della produzione (dott. Solaroli); Scenografia (ing. Capponi e arch. Aschieri). Altri corsi s’inizieranno presto: Storia del costume (E. Prampolini); Trucco (si attende l’arrivo dell’insegnante, un maestro in materia) ed Educazione fisica, le cui lezioni saranno impartite, per gli uomini, da un istruttore della Farnesina e, per le donne, da un’insegnante dell’Accademia d’Orvieto.

Esaurita la fase introduttiva, necessariamente teorica, l’insegnamento ha avuto subito, com’era stato annunciato sin dall’inizio, un carattere pratico e sperimentale che in avvenire si verrà sempre più arricchendo e intensificando.

Vediamo i registri e ascoltiamo Chiarini. Blasetti, dopo avere trattato dei primi elementi della sceneggiatura, dei piani e del passaggio da un piano all’altro, si è voluto subito spiegare con un esempio, cioè con certe utili esercitazioni scritte di sceneggiatura discusse ed esaminate poi in aula. Il tema è stato suggerito da una notizia di cronaca: un’aggressione al Municipio di Madrid; gangsters spagnoli, rapina, senso dell’avventura e del drammatico. (Un giornale: ecco un libro di testo vario e sempre attuale). Capponi e Aschieri hanno sottoposto all’attenzione degli allievi scenografi quest’altro tema: due individui scendono una scala richiamati da grida d’allarme. Studiare la scala e l’ambiente in modo da localizzare con la ripresa un tratto della discesa e far risaltare il lato drammatico della scena in relazione alla luce, all’ombre, etc.

Ancora: Ventimiglia ha parlato delle generalità sull’obbiettivo, l’illuminazione, il trucco; Innamorati, delle generalità sui suoni, l’assorbimento, i sistemi di registrazione sonora, i vari tipi di microfoni; Solaroli, delle fasi preliminari inerenti all’organizzazione della produzione; Pavolini, dell’estetica del soggetto e della sceneggiatura, ricorrendo, per esempi, alla proiezione del « Figliuol prodigo »; etc. Le lezioni di recitazione? Il registro dice: « Lettura di una commedia a due ».

Sala di proiezione del Centro Sperimentale di Cinematografia a Via Foligno 40

Una volta la settimana, generalmente, alle lezioni di Pavolini e di Comin seguono le proiezioni di film nuovi o vecchi, muti e parlati, particolarmente adatti, per il loro valore estetico e sociale, per le tendenze rappresentate, a suscitare proficue discussioni tra gli allievi e gli insegnanti. « Crisi » di Pabst, « Febbre dell’oro » di Chaplin, « Truppe d’assalto » di Joberlein, « Alleluja » di Vidor, « Re burlone» di Guazzoni, la selezione dei film italiani e stranieri presentata per le feste del quarantennio della cinematografia, la Rivista « Luce » N. 4, si sono sinora succeduti sullo schermo del Centro. Ed ora, mentre conversiamo nella sala del Direttore, il campanello squilla per avvertire questo scelto pubblico che Francesca Bertini, Emilio Ghione, Leda Gys daranno inizio, ancora una volta, al vecchio « Histoire d’un Pierrot ».

Sfogliamo l’elenco degli allievi. 131 così suddivisi: 49 allievi registi (di cui 13 segretarie di produzione); 38 attori (di cui 19 donne); 13 scenografi (di cui 3 donne;); 19 operatori ottici; 19 tecnici del suono. Fra i nomi di maggior risalto notiamo quelli di Alvaro, Gherardi, Contini, Maria Letizia Celli, E. Antonelli, G. Valori, l’architetto Rossi e Veretti, insegnante di musica ed allievo di regia nello stesso tempo.

Per ottenere che l’insegnamento sia sempre più redditizio e perciò impartito soltanto a coloro che se ne dimostreranno degni per attitudini artistiche, si arriverà tra breve ad una nuova selezione degli allievi. Giusta preoccupazione dei dirigenti del Centro è infatti quella di formare ottimi elementi passati al vaglio di una critica severa ma necessaria.

Ma di questo e d’altri argomenti avremo presto modo di parlare più diffusamente in occasione di una prossima visita. Intanto il consuntivo del primo mese si chiude con risultati più che soddisfacenti.

Roma, Gennaio 1936

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