Cosa pensa del cinema Amedeo Nazzari

Neppure avendo l’automobile (non ti fare illusioni, amico lettore, posseggo una vecchia Lancia battezzata da una burlona amica col poco edificante nome di « Trozky, marca carretto ») sono riuscito a sfuggire quei cari seppur noiosi amici che conto nel giornalismo! Io corro come un pazzo, in macchina, ma certo piuttosto di metterne sotto uno, ieri mattina ho dovuto frenare bruscamente per sentirmi dire poi degli improperi. Appena fermata la macchina, l’amico in questione vi monta sopra e mi obbliga a portarlo a casa mia. Sembrerà strano ma io posseggo anche un appartamentino, migliore dell’automobile, ma che il mio pittoresco disordine rende poco ospitale. Quel caro amico però, che pretende da me un articolo, non se ne è affatto accorto e, dopo avermi imposto di scrivere, si è placidamente addormentato su di un divano.

Ora devo raccontarvi qualcosa e di argomento cinematografico, naturalmente. Ma procediamo con ordine. Il teatro è sempre stato la mia più grande passione: iniziai presto la mia carriera con Tumiati, intelligente guida; passai poi in diverse compagnie, di cui nominerò la Pavlova e Picasso, dove potei interpretare delle parti assai belle ed interessanti.

Il mio debutto cinematografico avvenne con la Merlini in « Ginevra degli Almieri »: invece di entusiasmarmi però, come sarebbe accaduto a mille altri giovani, rimasi veramente deluso. Pare invece che i veri cineasti non fossero del mio parere, se mi si offrì di interpretare Cavalleria con la regìa di Alessandrini; questo ragazzo, molto serio e di buon gusto, mi ha voluto ancora al suo fianco per interpretare il ruolo principale nel film Luciano Serra, pilota quindi devo dedurre che il cinematografo lo posso fare ed anche con qualche fortuna.

Ho interpretato con gioia la parte del ruvido cavatore nel film di Bragaglia La fossa degli Angeli. I personaggi più vicini alla mia possibilità sono quelli degli uomini volitivi, degli uomini che combattono giorno per giorno contro le asperità della vita e che non trovano gioia che nella battaglia vinta. Questi uomini possono appartenere a diverse caste sociali poiché in tutti gli ambienti, da quelli operai a quelli di lusso, esiste la lotta che solo la profonda onestà e la grande forza d’animo possono superare.

Nel film che sto per girare, la figura del protagonista, Luciano Serra, mi appassiona veramente poiché è quella di un uomo che sa sfidare ogni pericolo e sa riprendersi anche quando sta per cedere all’amarezza.

Il cinematografo quest’anno mi ha fatto disertare i palcoscenici, ma non per questo si è sopita la mia primitiva passione: anzi ne sento ancora di più la nostalgia; certamente il prossimo anno, se mi si offrirà una buona occasione, tornerò a recitare. Del resto non è impossibile abbinare teatro e cinema poiché anche l’America, facendo lavorare per il cinema tanti attori di teatro, ce lo insegna.

Ora da noi il lavoro non manca nel campo cinematografico, ma sono di avviso che occorra allargare le file degli attori, lasciando posto anche ai nuovi giunti, veramente indispensabili per la nuova produzione che i nuovi grandiosi stabilimenti del Quadraro inizieranno fra breve.

Sono sicuro che il grande prestigio di un tempo che aveva sullo schermo l’attore italiano si ristabilirà ben presto e dall’estero quindi non solo richiederanno i nostri film per l’ottima produzione, ma anche attori da trapiantarsi nei loro vivai; esempi se ne sono già avuti con Isa Miranda, Milly, Pastore. Io non ci tengo; preferisco lavorare in Patria dove mi trovo benissimo. I tre registi che mi hanno diretto fino ad oggi, Brignone, Alessandrini e Bragaglia mi hanno compreso ed aiutato con vero senso di cameratismo, ed i miei compagni sono stati sempre con me molto cari.

Isolano della Sardegna, sono radicato alla mia terra sana e selvaggia, e desidero vivamente che si scriva presto un soggetto cinematografico che ne canti tutta la forza e la poesia: che ne sapesse tradurre in film per tutti i pubblici alcune delle strane e belle leggende: che ne valorizzasse la cruda campagna primitiva, il mare stupendo, il popolo generoso.

Non fanno forse in America parecchi film di carattere regionale eppure interessanti e commerciali? Il soggettista dovrebbe essere un isolano ed il regista dovrebbe vivere a lungo in Sardegna per studiare profondamente la terra ed il popolo; preferibilmente dovrebbe essere un isolano anche il regista, io per esempio. Scherzo, ma chissà che con il tempo, molto tempo, non mi lasci tentare dal desiderio che già a volte mi prende, di divenire regista. Devo però fare ancora l’attore poiché vivere per mesi nei teatri di posa è la migliore scuola per giungere alla regìa. Registi, attori, tecnici vivono assieme la vita delle creature ideate dal soggettista e quindi la vita dello studio è anche una scuola per la vita vera; ma oltre a questa atmosfera effimera esiste quella reale che accomuna tutti per ore, e giorni, e mesi. Si scoprono così i lati migliori e peggiori di tutti i caratteri, le debolezze e le virtù: dunque, grande libro aperto dalla mattina alla sera quello della quotidiana vita cinematografica. Da questo inimitabile libro io desidero attingere lungamente delle cognizioni, degli ammonimenti, sperando trarne tale vantaggio da farmi capire da tutti i miei spettatori e compagni.

Amedeo Nazzari

Roma, Giugno 1937

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.