La principessa Tarakanova

Anna Magnani e Annie Vernay nel film Tarakanova

A questo film a cui non è stato nulla risparmiato tanto artisticamente che finanziariamente, arriderà sicuramente un grande successo, perché gli elementi che lo compongono sono i più favorevoli. Si passa dalla favolosa Venezia del ‘700 con le sue svenevolezze, il suo famoso carnevale, la sua anima poetica e amante, alla Russia Imperiale nel pieno senso della parola, con il famoso Orloff e la grande Caterina. Lo sfarzo era in quell’epoca in entrambi i paesi e lo è effettivamente in tutto il film dovuto anche in particolare (oltre che ai magnifici costumi) alle ricostruzioni dovute agli architetti Guido Fiorini e Andreiew, che hanno creato dei veri miracoli. I saloni dei palazzi imperiali russi, quelli della Ca’ d’Oro e di altri famosi palazzi veneziani, una nave opulenta come solo carpentieri di quell’epoca seppero immaginare, sono stati ricostruiti in maniera perfetta mantenendo verità e buon gusto: cose assai rare in film del genere. La nostra bella Venezia ha poi prestato tutto il suo reale fascino per le scene di esterni, con cui come si ricorderà s’iniziò il film. Questo film è stato girato, tolti gli esterni, tutto a Cinecittà, dove veri eserciti di solerti maestranze hanno lavorato per mesi. Il costo si aggira sui 7 milioni. Il film è stato già venduto per tutti i maggiori mercati del mondo, e sarà proiettato al più presto in Francia. L’interpretazione di questo film è di primissima classe, tanto dal lato regìa che attori. Di Fedor Ozep si conoscono anche in Italia alcuni capolavori, e nessuno meglio di lui si sarebbe potuto trovare per la creazione di un film tanto complesso. In quanto a Soldati era ora che si cimentasse completamente alla regia. Questo giovane uomo, che da tanto tempo dà la sua passione al cinema e di cui ricordiamo le perfette sceneggiature e il valido aiuto dato a Camerini, ha veramente dato prova di una perfetta conoscenza della parola cinematografo, realizzando nella versione italiana, un film che farà epoca. Gli attori erano stati scelti con infinita cura. La rivelazione dell’annata, la francesina diciottenne Annie Vernay, ha dato pienamente ragione a Ozep che l’ha scoperta, per la sua grande fotogenia e per la facilità nella recitazione. Il Wilm, è ormai un’attore troppo conosciuto per tesserne le lodi, il suo Orloff sarà una delle più belle figure del film. Gli attori italiani, tutti perfetti. Da Centa che ha qui una bellissima parte, al Benassi, alla Magnani piccantissima camerierina al Glori, al Sinaz, Zoppetti ecc. Una lode va pertanto agli organizzatori della bella combinazione italo-francese e della versione italiana: Roberto Dandi e Giannuzzi.

Roma, novembre 1937

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