Buona villeggiatura ai signori proprietari di cinema

Le vacanze dell'esercente
La vacanze dell’esercente

Alla chetichella, senza, quasi, che ce ne accorgessimo, un po’ per giorno i cinema han chiuso. Ne rimangono ancora aperti pochi alla periferia e non più di un paio al centro. Il fenomeno è tipicamente romano, perché a Milano, a Torino, a Trieste (dove vivaddio c’è un intero quartiere dedicato ai cinematografi) gira, gira, il necessario per passar la sera lo trovi, A Roma, in fatto di cinematografi, c’è poca, pochissima scelta, anche perché quei pochi di carattere popolare che tengono aperto in questi mesi di calura, hanno tutto un arretrato di vecchi film che avete già visti in quest’inverno, da rappresentare non so se in terza od in quarta visione.

Un po’ per anno la cosa è andata prendendo piede. Hanno cominciato i cinema di prima visione con la scusa che intanto la produzione era finita e che in attesa della nuova stagione non c’era gran che da fare; poi sono seguiti quelli di seconda visione che un bel giorno senza preavvertire nessuno hanno chiuso i battenti ed hanno apposto la targa tradizionale: «chiusura estiva». Rimangono aperti quelli che hanno un cortile da convertire in arena fresca ed areata, come si legge sui manifesti, e qualcuno che già comincia ad annunciare una imminente chiusura.

E la gente dove va? Dice, ma anche questi bravi proprietari di cinematografi hanno ben diritto di prendersi le vacanze. E chi lo nega? Vadano pure: l’importante si è che lascino aperto il loro locale per quelli che rimangono in città. Dicono, anche, «non ci sono più lavori da presentare». Questo è il punto. A noi sembra invece che il tempo estivo si presti mirabilmente per riesumare vecchi capolavori che alcuni non hanno ancor visto o che i più andrebbero volentieri a rivedere. Tanto per fare un esempio ed un caso specifico negli ultimi giorni di giugno il Barberini riesumò, d’improvviso, l’«Amaro thè del Generale Yen». Ricordiamo una sala affollatissima. Un altro cinema romano di seconda visione aveva qualche anno addietro preso la buona abitudine di dare quei tre o quattro film vecchi per settimana che attiravano sempre una grande folla di gente. Quest’anno, invece, anche lui ha chiuso.

Roma, Agosto 1939

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