Elogio della pazzia

Cesare Zavattini

S. A. Alfieri ha identificato con rigore tecnico e morale una delle necessità fondamentali per la buona nascita del film. Tutti si sono messi a battere le mani, anche quelli che hanno la coscienza poco pulita. S. E. Alfieri ha detto, mettendo alla portata di chiunque un grosso problema estetico, che bisogna andare verso la unità creativa, eliminare le distanze fra soggettista e sceneggiatore. Sarà più breve e talvolta, lo voglia il cielo, nulla, la distanza tra soggettista sceneggiatore e regista. I grandi film sono nati da un uomo soltanto (non bisogna confondere nel cinema americano la sua notevole organizzazione industriale con Griffith o King Vidor).

Dicevo che si sono messi a battere le mani anche i produttori e tutti gli ori del mondo della celluloide. Quei saggi individui che hanno sempre scelto i soggetti fra i romanzi più consumati delle biblioteche circolanti. Sono proprio saggi? I loro bilanci si chiudono regolarmente con alcuni milioni di passivo. Guadagnassero almeno, rinnovassero il successo di quella Segretaria privata che senza sforzi aveva incassato 12 milioni. Gli imponenti risultati finanziari hanno spesso dietro di loro il fantasma della potenza che non è sempre disgiunta dalla poesia.

Ma perdono, ripeto, raccolgono solo timidi elogi dai critici più timidi e determinano lo scontento generale.

Viva i pazzi allora che propongono di girare tremila metri sopra un cameriere che si prova un cappello a cilindro, sopra uno scrittore visto di spalle, mentre comincia una novella.

Il cinema italiano che ha documentato di avere alcuni uomini giovani e non giovanissimi attrezzati per solide imprese da Luciano Serra a Batticuore, ha bisogno in questa stagione di un film decisamente sbagliato, finanziariamente compromesso in partenza, ma pieno di coraggio. Dateci un film sbagliato. E non so se sarebbe pacifico il suo disavanzo nel libro degli incassi.

Per la nuova generazione che sta intorno al cinema con tanta ansia, preparata dai G.U.F., come dimostra tra l’altro l’iniziativa e lo spirito degli spettacoli retrospettivi, un film sbagliato sarà una bandiera. Questo film verrà dagli intellettuali: perché il cinema è arte e l’arte non la fanno i commendatori o i milionari.

Zavattini

Roma, Luglio 1939

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