Un’avventura di Salvator Rosa

Luisa Ferida, Rina Morelli, Gino Cervi
Luisa Ferida, Rina Morelli e Gino Cervi

Gli estremi bagliori della rivoluzione napoletana del 1647 e le conseguenze del gesto di Masaniello nei confronti del popolo, anelante ad un’idea, se non ad una concreta forma di libertà e ansioso di un principio almeno di giustizia sociale, in- corniciano questo film su Salvator Rosa che la Stella ha ultimato in questi giorni di girare a Cinecittà e che l’Enit presenterà nella prossima stagione. Esso può considerarsi perfetto in quel genere romanzesco e romantico che esercita sempre uno speciale e profondo fascino sugli appassionati del cinema, per gli elementi avventurosi, passionali e umani che lo muovono e per la dinamica serrata dell’azione.

«Salvator Rosa » è una interpretazione poetica della vita e dei costumi del seicento e un emozionante romanzo d’avventure. Esso rievocherà figure storiche come il Duca d’Arcos e Salvator Rosa e figure di fantasia come il « Formica », la bella Lucrezia, la Duchessa di Torniano.

La lavorazione del film su Salvator Rosa, per la quale sono previsti circa settanta giorni, procede rapidamente nei teatri numero otto e nove di Cinecittà. S. E. Alfieri in una recente visita a Cinecittà si è reso conto personalmente del perfetto ordine con cui questa lavorazione procede. Sono stati girati tre dei principali gruppi di sequenze dominati dai complessi caratteri di Salvator Rosa (Gino Cervi), e di Lucrezia (Luisa Ferida). Questi importantissimi interni si sono svolti in un gruppo di ambienti seicenteschi curati fino al più minuto dettaglio dall’architetto Virgilio Marchi. L’ampio salone, che nel castello dei Duchi di Torniano è abitazione e studio di Salvator Rosa, e la vasta e principesca anticamera che lo precede, sono stati costruiti in modo che non una sola inquadratura dia, nemmeno per un istante, l’idea della quinta teatrale e dell’artificio. Questa invenzione di una vera e propria architettura scenografica applicata alla cinematografia, consente al regista Alessandro Blasetti di sfruttare nel miglior modo possibile le risorse del suo temperamento. Infatti, appariranno in questo film le più audaci e le più lunghe « carrellate » che si siano mai viste sullo schermo italiano.

Possiamo già dire che mentre Gino Cervi, in questo gruppo di sequenze riconferma la sua alta classe di attore, Luisa Ferida lascia sorpresi, ammirati e quasi increduli quelli stessi che avevano propugnata questa sua interpretazione, quelli stessi che facevano grande assegnamento sul suo forte temperamento. Questa giovane attrice, se riuscirà a sentire una parte e ad aderire ad un personaggio con la potenza con la quale rende in questi giorni il carattere della contadina Lucrezia, raggiungerà una vetta non mai toccata finora da attrice italiana.

Nel terzo gruppo di sequenze dell’« appartamento giallo », e nel primo è stato impostato il carattere del Conte Lamberto, impersonato da Osvaldo Valenti. La maestria di Gino Sensani e l’intuito dell’attore hanno materializzato la fantasia di Alessandro Blasetti in un personaggio di grande sapore e di grande efficacia spettacolare.

Questa realtà interpretata, questo sforzo di evocare un secolo, un personaggio, un ambiente, un costume attraverso una finzione è la formula di tutto il film. A questo scopo la regìa si serve non solo delle architetture di Virgilio Marchi e dei sontuosi costumi di Gino Sensani, ma anche delle musiche che il maestro Alessandro Cicognini va appositamente componendo per il film. È facile comprendere che in tale lavoro la musica ha una funzione strutturale di capitale importanza: il secolo che il film della Stella evoca più che un secolo musicale è addirittura quello in cui si forma la musica.

Particolarmente intensa, e tale da colpire di viva ammirazione i suoi compagni di lavoro, è la recitazione di Rina Morelli. Nessuno certo, metteva in dubbio le grandi capacità artistiche di questa giovane artista, che ha già un posto di primo piano nel teatro di prosa. Tuttavia, è risaputo che non sempre il rendimento cinematografico di un attore corrisponde al rendimento teatrale. Oseremo dire che il rendimento di Rina Morelli sullo schermo è persino superiore che sul palcoscenico.

Una delle caratteristiche spettacolari di questo film, sulle quali conviene fare maggiore assegnamento, è il magnifico contrasto tra i tipi delle due attrici: Rina Morelli riesce ad incarnare alla perfezione un tipo di giovane duchessa seicentesca, un po’ immateriale, un po’ fiabesca; Luisa Ferida, dal canto suo, è uno splendido tipo di sana e carnale bellezza. Insieme, pare che rappresentino, le due facce di un secolo sontuoso e popolano.

Questo contrasto delle due parti femminili trova riscontro in un contrasto altrettanto intenso tra Gino Cervi e Osvaldo Valenti, personificazione della malizia e della perfidia l’uno della forza e della eleganza l’altro.

Autore del soggetto è Ugo Scotti Berni; autori della sceneggiatura Corrado Pavolini, Alessandro Blasetti e Renato Castellani; autori dei dialoghi Giuseppe Zucca e Alberto Consiglio; regista Alessandro Blasetti; aiuto regista Renato Castellani; direttore di produzione Leo Menardi; operatore Vaclaw Vich; aiuto operatore Gábor Pagány.

Le scene sono di Virgilio Marchi e i costumi di Gino Sensani.

Gili interpreti: Gino Cervi nella doppia parte di Salvator Rosa e di Formica, Luisa Ferida in quella di Lucrezia, Rina Morelli in quella di Isabella di Torniano, Osvaldo Valenti in quella del Conte Lamberto. E inoltre Umberto Sacripante, Ugo Ceseri, Carlo Duse, Mario Mazza, Enzo Billiotti.

Alessandro Alesiani

Roma, Ottobre 1939

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