Nazzari Duranti Polidor

Amedeo Nazzari, Doris Duranti, Polidor
Amedeo Nazzari, Doris Duranti, Polidor

Una coppia perfetta

Punto di arrivo e di partenza di insolitamente concorde entusiasmo erano, quella sera, alcune fotografie portate allora allora da Tirrenia: Amedeo Nazzari e Doris Duranti, e poi ancora Doris Duranti e Amedeo Nazzari nel film È sbarcato um marinaio — Regia di Piero Ballerini — Prod. Manenti, Direttore di produzione, Eugenio Fontana — Distribuzione, Cinetirrenia.

Erano questi i dati e questi i titoli. E, fra quelle persone che ogni sera, trovavano sempre modo, per aperitiva consuetudine, di parlar male di Tizio, di Caio e Sempronio in quel gremitissimo bar, un’esclamazione dall’uno all’altro passava: « Nazzari è magnifico. La Duranti è stupenda, Ecco finalmente una coppia perfetta! ». E sembrò, perfino, che l’avere identificato la perfezione in una coppia così felicemente scelta avesse spento ogni naturale gusto alla maldicenza e fosse diventato, per quella gente, un vero motivo di generale e sincera soddisfazione. La cosa (lo confessiamo timidamente) ci sembrò portentosa e degna della massima attenzione. Al punto che, riandando col pensiero a quello che avevamo già visto in proiezione e riguardando quelle fotografie, finimmo per essere presi anche noi in quel generale entusiasmo per la « coppia ». e prendemmo la penna per ricercarne il perché.

Nazzari e la Duranti non potevano trovare film migliore per il loro primo incontro sullo schermo. Quel marinaio gagliardo, romantico e un po’ fanfarone sbarca sulla terra e s’innamora; si agita e si sbanda per varie avventure e alla bella ragazza del porto consacra alla fine sogni d’amore e poesia di mare. È forse questo il miglior Nazzari che abbiamo visto finora sui nostri schermi, e indubbiamente (come tipo di marinaio) uno dei più affascinanti che sia mai apparso sugli schermi internazionali.

Accanto a lui ecco una nuova Doris Duranti: fragile, trepidante, sbigottita, selvaggia. È la ragazza del porto che mangia le mele a morsi e resta alla finestra a guardare le stelle: via via crucciata o ridente; a volte gattina a volte pantera, accanto al suo uomo che all’improvviso tempesta e all’improvviso si placa nel più patetico idillio.

Sullo sfondo ambientale (qui c’è tutto Ballerini) di un porto dove ogni approdo è segnato da nuovi impulsi di vita; nei luoghi dove i lavoratori del mare trovano sosta e letizia; fra gente semplice e rude che nasconde il sentimento in riservata umiltà e quasi si sgomenta se il cuore batte più forte per l’essere amato; in un mondo pittoresco e rigoglioso di primitivi fermenti, la coppia Nazzati-Duranti vive in pieno nell’atmosfera e domina il film.

E quando anche i più « difficili » parlano di « coppia perfetta », non è soltanto all’immagine giovanile e bellissima dei due protagonisti che va l’elogio, ma anche alla loro nuovissima espressione artistica così aderente ai tipi dell’uno e dell’altro.

C’è forse chi pensa talvolta a un Nazzari in marsina, a un signore in chicchere e piattini, a un Nazzari, diremo così, mondano, come lo abbiamo veduto in due o tre film; ma qui ecco il nostro Nazzari, il Nazzari di « Montevergine », generoso, italiano nel vero senso della parola, quasi. un po’ sbracato, che ride senza paura di prender freddo ai denti o di farsi venire le rughe di qua e di là dalla bocca, che talvolta si ferma all’improvviso e aggrotta la fronte con la stessa angoscia genuina di un ragazzo che ha il cuore peso ma quasi si vergogna a dirne il perché.

Così bisogna dimenticare la Doris di « Diamanti », la Doris ingioiellata e « divistica » che abbiamo veduto avvolta in manti di ermellino per ritrovare una Duranti che risale quasi a quella di « Sentinelle di bronzo » per spontaneità, per entusiasmo, per sincerità.

Ecco, lo si può ben dire per merito di Ballerini, due personaggi che non tradiscono i loro interpreti.

Silvano Castellani

Ritorno di Polidor

Quand’eravamo ragazzi, la scelta di uno spettacolo cinematografico rappresentava per noi, trepidi possessori di pochi soldi, un problema di natura complessa che meritava, per la sua importanza, laboriose riflessioni, Francesca Bertini, per esempio, ci piaceva abbastanza, ma non tanto da compiere per lei follie. Nè le avremmo commesse per accorrere ai « cinedrammi » di Pina Menichelli, di Diana Karenne, di Italia Almirante Manzini, Le maliarde dell’epoca emozionavano già i nostri sensi, ma non fino al punto da indurci ad investire in esse i modesti capitali che nostro padre ci affidava insieme a molte raccomandazioni.

Polidor, invece, era un’altra cosa.

Polidor dal ciuffo sfrangiato sulla fronte precocemente aggrottata; Polidor al quale toccavano in sorte così bizzarre avventure; Polidor che, nelle corse frenetiche, demoliva gigantesche piramidi di piatti, oppure scompariva fra le macerie di una casa a quattro piani, ricomparendo sempre, puntuale e sorridente, pronto a tuffarsi in altre storie grottesche, aboliva in noi, ragazzi, la possibilità di ogni riflessione preventiva, Il suo nome sui manifesti era sufficiente a mobilitare il nostro entusiasmo.

Per vederlo, avremmo affrontato qualunque sacrificio. Anche il francobollo falso del Capo di Buona Speranza avremmo venduto, per poter accorre alle sue euforiche « comiche finali ».

L’ometto Polidor non tradì mai la nostra fiducia. Mai, uscendo a tarda sera dal cinematografo dove si proiettavano i suoi film, ci accadde di dover rimpiangere i sei soldi del biglietto d’ingresso. Così imparammo a volergli bene, a considerarlo amico. E quando Polidor, inspiegabilmente, scomparve dagli schermi, restammo con la nostalgia di lui, delle sue catastrofiche cadute, del suo sorriso furbo e definitivo.

Adesso Polidor è tornato. Ottima idea è stata quella di Giulio Manenti di volerlo fra gli interpreti del film È sbarcato un marinaio che Piero Ballerini ha realizzato nei cantieri di Tirrenia, L’ometto meritava questa prova di fiducia.

Quando lo rivedremo, con Amedeo Nazzari e Doris Duranti, aggirarsi fra le baracche colorate del Luna Park, ci parrà di essere magicamente ritornati ragazzi. Ed anche sotto questo aspetto, il ritorno di Polidor può considerarsi provvidenziale.

Mino Caudana

Dicembre 1939

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