Totò prepara due film

Totò e Titina De Filippo
Totò e Titina De Filippo in una scena del film San Giovanni Decollato

Mentre la S. A. Produzione Capitani Film prepara “San Giovanni Decollato” dalla celebre commedia di Nino Martoglio con la sceneggiatura di Zavattini, Zambuto, Vergano e Martoglio jr. abbiamo incaricato un nostro redattore di intervistare Totò ed ecco il resoconto di una visita a Totò nel suo camerino.

A guardarlo così, nel suo camerino, con quel mento e quel naso sufficienti, da soli, a dargli una fortissima impronta di personalità, c’è da credere che il marchese Antonio de Curtis Gagliardi sia nato coll’unico scopo di diventare poi, all’età della ragione, Totò.

Ora parla, con un tono alquanto sommesso, cui l’accento napoletano un poco molle, sembra dare maggiore intimità, e le mani, quelle mani che alla ribalta sfarfallano e volteggiano, riposano sui ginocchi, dai quali si staccano soltanto per accennare un breve gesto, necessario, almeno secondo lui, a colorire la frase. Forse a spiegare la sua idea.

Se gli chiedeste qual’è la sua maggiore ambizione, vi risponderebbe:

— Quella di vedere il mio nome aggiunto alla valorosa schiera dei Pulcinella napoletani, a fianco possibilmente a quello di Antonio Petito.

Totò non ha torto. Si è parlato molto di questa sua arte multiforme, a volte metafisica o addirittura irreale, a volte così profondamente, dolorosamente, drammaticamente umana.

Il dolore di Totò, quel dolore che, trattandolo a tu per tu, gli si legge negli occhi così dolci, ha però vampe improvvise di gaiezza. A volte si accende, nella luce della risata, a volte si smorza, senza singhiozzi inutili, nella dolcezza della malinconia, nell’abbandono della nostalgia.

Ma, soprattutto, è un dolore che si difende, che difende anche chi lo sa soffrire, con una ribellione aperta e violenta. È, talvolta, una difesa un poco eccessiva, ed avviene quando Totò, lasciandosi trasportare dal suo estro, improvvisa e gesticola forse con troppa foga. Tuttavia, egli stesso se ne rende conto.

— È vero — dice con un poco di malinconia. — È vero! Mi è necessario controllarmi sempre di più, altrimenti corro il pericolo di cadere nel volgare.

È, del resto, il difetto comune a tutti coloro i quali seguono la commedia dell’arte, improvvisando battuta per battuta, gesto per gesto, quello che dicono. Solamente l’attore che non recita a soggetto può controllare ogni suo atto, ogni sua inflessione di voce. E sono le lunghe meditazioni sul copione, le lunghe prove e le ripetizioni numerose quelle che gli dànno questo controllo su di sé. Nei giorni della preparazione, egli può imparare a scartare tutto: ciò che è superfluo, tutto ciò che è dannoso.

Ma Totò, in queste sue improvvisazioni, non può. Forse non potrà mai far altro che accontentarsi dì frenare un poco il suo impeto.

Il rimedio, però, l’ha a portata di mano: il cinematografo. Poiché Totò sta per tornarvi, atteso ché si annunciano prossimi: due suoi film con la Capitani. Due, dico, il primo dei quali sarà “San Giovanni Decollato”.

Nel cinematografo, e questo sembrerà strano, se non contraddittorio addirittura, trattandosi di un’arte nata appunto dal gesto, la troppa mimica è dannosa, Quindi Totò dovrà sorvegliarsi, e la disciplina della celluloide gli imporrà anche una maggior azione critica immediata la quale gli risulterà utilissima anche sul palcoscenico, sebbene le due arti siano diverse e debbano adoperare mezzi diversi per esprimersi.

Queste cose Totò le sa, perché me le ha dette lui stesso, e ne è profondamente convinto. ù

Ad ogni artista è concesso l’arbitrio di giudicare se stesso e la sua opera: Totò ha maggiormente acquistato questo diritto col suo lavoro e con quella sua chiara intelligenza che è più che tale ed ha, quindi, più che il diritto, il dovere di essere personale, il dovere di portare, a fianco degli altri grandi artisti, una sua caratteristica che lo renda non meno grande e, soprattutto, presenti le cose sotto un aspetto di maggior ottimismo, virtù, questa, essenzialmente latina.

Tanto egli vuole fare, come mi ha detto, e sicuramente lo farà, in questi due nuovi film che lo attendono.

Roma, Settembre 1940

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