Per film di più ampio respiro La Signora dell’Ovest

Ubaldo Arata, Karl Koch e Rossano Brazzi, si gira Una signora dell'Ovest
Ubaldo Arata, Carlo (Karl) Koch e Rossano Brazzi, si gira La (Una) signora dell’Ovest

Il cinema italiano più corrente tende a rimanere ristretto negli angusti confini della commedia sentimentale o del dramma intimista o di quello borghese, alla maniera del vecchio teatro, chiuso per il suo svolgimento tra le quattro mura di una casa, che poi in definitiva sono quelle del teatro di posa, senza troppi sconfinamenti nella vastità di una ambientazione aperta. Alle volte il paesaggio è inserito tra una sequenza e l’altra come ad accenno dei luoghi in cui si svolge la vicenda ma questi accenni rimangono il più spesso solo arbitrari agli affetti della narrazione. Nella nostra produzione è ancora sottovalutata, sia per incomprensione che per difficoltà di indole pratica e per la non sempre disponibilità dei mezzi d’ordine economico che importa la ripresa in esterni, l’importanza della funzione emotiva che nel cinema può ammettere l’ambiente naturale, il paesaggio, allorché se ne determini la fusione in uno con la vicenda narrata. La creazione cioè, intorno al dramma, dell’atmosfera che gli dia quella profondità, quello sviluppo ampio delle situazioni che si determinano appunto nel carattere e nel modo di vita dei luoghi in cui si svolge.

In ciò sarebbe quello che comunemente viene chiamato « il film di ampio respiro » ovverosia il film che prescinde da statiche situazioni dialettiche per spaziare nella più ampia impressione visiva.

Ma il film di più ampio respiro troppe poche volte in Italia è tentato ovverossia lo è ma non abitualmente. Un esempio cospicuo di quanto asseriamo ci era stato dato con « Tosca » diretta da Carlo Koch. In questo film la romantica vicenda dell’ormai notissimo melodramma tratto dalla commedia di Sardou si svolgeva nell’ariosa atmosfera di una Roma seicentesca saputa magistralmente creare nelle riprese delle sue chiese barocche, dei suoi palazzi fastosi, delle sue ville principesche, della sua campagna circostante sparsa di ruderi maestosi, del lento fluire del Tevere, che trovavano il loro culmine lirico nelle sequenze ritraenti gli spalti di Castel Sant’Angelo nelle luci di una nebbiosa alba romana. Non è fuor di proposito quindi che sia stata affidata allo stesso sensibile regista la realizzazione di un muovo film che del primo abbia la profondità d’atmosfera e l’ampiezza di respiro « La Signora dell’Ovest ». L’ambiente della vicenda sarà ora un altro: non più una città onusta per secoli di storia e di gloria ma le sterminate praterie del West americano con le loro immense solitudini, la vita dura, difficile in cui l’uomo è ancora in lotta con gli elementi. Nel clima di questo ambiente covano le passioni e prende sviluppo il dramma a cui non sono estranei e il modo di vita e la natura dei luoghi.

Arianna e Diego decidono di rifarsi la vita altrove dopo che lei, cantante di varietà, ha potuto riscattarlo dalla prigione vendendo i suoi gioielli. Abbandonano il loro paese pieno di tristi ricordi e si accodano alla lunga carovana che ha per mèta le terre dell’Ovest. Nelle difficoltà materiali e nell’asprezza dei luoghi si legano di amicizia per William anch’egli emigrato lasciando lontana la sua fidanzata. Ma tale amicizia si muta in passione nei riguardi di Arianna che però riesce ad avere la forza di respingerlo rimanendo fedele all’amante. Ma ella non è solo in William a suscitare accesi sentimenti poiché anche il padrone delle loro fattorie Buttler, uomo basso ed amorale, ne è preso da insano desiderio e decide ad ogni costo di far sua la donna.

Per vincere ogni forma di resistenza egli concepisce un piano diabolico, fa uccidere Diego in modo che i sospetti di Arianna cadano su William; Arianna stessa rimasta sola eccetta la protezione di Buttler. William torna dalla sua fidanzata e ritrovata la serenità nella costituzione di una famiglia. Arianna allorché, per un caso fortuito, riesce a scoprire la verità lo raggiunge ma, dopo un colloquio drammatico, per non distruggere la pace di un focolare decide di scomparire e divenire così per William solo un lontano episodio della sua vita; sicché egli, alla moglie che aveva domandato chi fosse quella signora uscita piangendo dalla loro casa, potrà rispondere: « È una signora… ma tu non puoi conoscerla, è una signora dell’Ovest ».

Michel Simon, reduce dalla sua ultima interpretazione della tragica figura di Rigoletto nel « Re si diverte » ora nel presente film sosterrà la parte della bieca figura di Buttler.

Diego sarà il giovane Enzo Metusi che per la prima volta si cimenta in un ruolo fortemente drammatico. Rossano Brazzi, che va conquistandosi sempre più la simpatia del pubblico affinando la sua arte in interpretazioni diverse, lavora anche qui come già in « Tosca » sotto la direzione di Koch. La sua figura sarà di forte rilievo, di potenza drammatica, tormentata, combattuta dalla passione e dal più forte sentimento dell’amicizia che permetterà così a lui di dare una viva profondità al personaggio. La figura ora sensuale, ora appassionata, ora trepida ora angosciata di Arianna è affidata alla nostra più sensibile attrice sia del cinema che del teatro: Isa Pola. ll ruolo affidato a questa veterana benché giovanissima attrice del nostro cinema potrebbe assommare nella sua intensità drammatica e nella sua commossa poesia quello delle proprie due maggiori, interpretazioni cinematografiche sostenute a tutt’oggi: « Cavalleria Rusticana » e «La vedova ». Del primo ha la semplice passionalità, dell’altro ha l’accorata e mesta malinconia.

Forse questa sarà per lei l’occasione di aggiungere una terza, quella di Arianna, alle due sue più belle eroine: Santuzza e Maddalena.

Questo impegnativo. e complesso film edito dalla Scalera, per le caratteristiche di mezzi e quadri tecnici ed artistici potrà riuscire di esempio ad indirizzare la nostra cinematografia alla trattazione di un genere più ampio e complesso.

Pifferi-Anzaldi

Roma, Gennaio 1942

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