Teresa Venerdì di Vittorio De Sica

Vittorio De Sica alla macchina da presa mentre gira “Teresa Venerdì” nel teatri del Centro Sperimentale di Cinematografia (Roma, Agosto 1941)

Il primo film veramente importante della Magnani fu Teresa Venerdì di Vittorio De Sica (1941). Non lo citiamo per sottolineare l’incontro tra due personalità che poi avrebbero tanto dato alla grande stagione del cinema italiano 1945-50, ma perché davvero in quel film si offerse ad Anna la possibilità di disegnare un personaggio che non fosse una semplice apparizione o uno stanco ricalco di cento personaggi precedenti, già logorati dalla letteratura, dal teatro e da cento brutti film.
Guido Bezzola

Teresa Venerdì fu il suo primo vero film. Vederla recitare fu uno spettacolo, un godimento. In Teresa lei faceva la parte della donna gelosa, possessiva, un po’ guitta. Dimostrò tutto intero il suo straordinario talento. Forse è vero, come qualcuno ha detto e scritto, che la Magnani non era intelligente, ma aveva un grande, straordinario istinto. Anche Totò era così, anche Ruggero Ruggeri, anche Viviani, che era uno scugnizzo. Era gente che forse non leggeva neanche il copione per intero, ma che si calava completamente, totalmente nel personaggio, lo faceva suo. Del resto i più grossi interpreti di Shakespeare sono dei guitti. L’attore, il grande attore, non è uno che pensa tanto su, uno che teorizza. Il grande attore recita. Del resto basta vedere che cos’è successo con il neorealismo. Il neorealismo è finito nel momento in cui ci si è messi a discuterlo, a vivisezionarlo, a cercar per forza dei grandi significati. Anna Magnani non era un’intellettuale, era una forza della natura. Ti metteva soggezione.
Mi ricordo che quando giravamo Teresa Venerdì lei si era accorta di questa sua forza, di questo suo potere, soprattutto nei confronti miei, di me che ero, allora, timidissimo. E si divertiva a sfrucugliarmi. Mi si piazzava davanti mani sui fianchi e mi diceva: “Eh, Vittorio, dì la verità, tu sei un timido. È vero che sei un timido?”. E io, rosso come un peperone, “Ma no, che dici Anna, non è vero”. Soggezione Anna me l’ha fatta sempre, anche dopo, anche quando i nostri incontri erano diventati saltuari.
Vittorio De Sica

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