Ambiente e interpreti di Campo de’ Fiori

Campo de' Fiori

Romano non solamente per la nascita, ma sopratutto per lo spirito e per l’amore che porta alla propria città natale, Fabrizi vuole Roma a sede dei film che egli interpreta, e di Roma egli fa la sua compagna, protagonista, insieme a lui, d’ogni vicenda. « Avanti c’è posto! » ci offrì già le più indovinate e suggestive sequenze cinematografiche dell’Urbe. Ora il nuovo lavoro di Fabrizi prende addirittura il nome da una delle più belle e classiche piazze della città: « Campo de’ Fiori ». La storica località non solamente dà il titolo al film, ma gli imprime il tono, gli suggerisce l’ambiente, gli offre il destro per mobilitare il massimo numero di tipi della strada.

Il mercato di Campo de’ Fiori appare ricostruito in tutti i suoi minimi particolari, denso dei suoi abituali frequentatori (autentici venditori del mercato hanno partecipato alle riprese portandosi appresso a Cinecittà i banchi di vendita e i relativi generi), vario di scenette e sonoro di battibecchi, caleidoscopico, movimentato, attuale.

In questo mercato, Fabrizi fa il sovrano. Egli è il prototipo del bancarolo di pesce, rozzo, sfottente, che guarda il pubblico dall’alto in basso, sempre pronto al litigio, che morde il freno all’apparire del metropolitano di servizio, e che di tutto il denaro che guadagna non sa che farsene, se esso non riesce a spalancargli le porte dell’Eldorado della vita mondana. Nel cuore nutre indistinti sogni d’avventure. Le belle donne, e sopratutto quando sono eleganti, lo rapiscono in estasi, e la sua anima sempliciona si prosterna dinanzi alla prima creatura avvenente e ben vestita della propria amicizia. Ed egli, abituato a misurare il centigrammo sulle bilance per non farsi regalatore di un solo centesimo di merce, profonde biglietti da mille per far fiorire il sorriso sulla bella bocca di una persona che gli è grata forse, ma non lo comprende e rimane lontana da lui. Fino a che il dolore acuto di una delusione non riconduce il « bancarellaro» alla sua naturale atmosfera; e un’altra donna, meno colta, meno brillante, ma più vicina a lui per sentire, gli indica la strada dell’amore, quello che si confà al suo cuore impulsivo e generoso.

Sono accanto a Fabrizi, nel film, l’aristocratica bellezza di Caterina Boratto, il popolaresco impeto di Anna Magnani, l’inesauribile e proteiforme comicità di Peppino De Filippo. Cristiano Cristiani, un bimbo che non ha ancora due anni — un attore nato — dividerà con Fabrizi l’onore dell’applauso a schermo aperto, nelle divertentissime scene in cui il piccolo e il grande artista appariranno insieme. Il regista Mario Bonnard ha diretto come in « Avanti c’è posto! ». È per lui l’elogio migliore.

L’umorismo di Fabrizi

La vena cinematografica di Aldo Fabrizi, sprizzata quasi inattesa con il successo ampio e popolare di « Avanti c’è posto! », non poteva esaurire in un film il suo flusso gagliardo. Ed ecco, quindi, attesissimo da tutto il vario e vasto pubblico del cinema, il secondo film, questo « Campo de’ Fiori », che viene a confermare come il felice risultato ottenuto da Fabrizi alla sua prima apparizione sullo schermo non fu dovuto ad un caso fortunato, ma trova invece la sua ragione nelle qualità straordinariamente comunicative dell’attore.

Fabrizi diverte: ha divertito e diverte sul palcoscenico del varietà; ha divertito e divertirà sullo schermo. Ma diverte in una maniera nuova, priva di artifizio, che direttamente deriva dalla eccezionale facilità che egli possiede di mimetizzarsi nel personaggio che raffigura. Altra peculiarità di Fabrizi, che lo differenzia dai suoi colleghi di arte, è quella che egli non sollecita il riso né com il passi di danza, né con la cantatina, né con il racconto della storiellina allegra. Il suo umorismo è composto per novanta parti di spirito di osservazione. Le sue macchiette, i suoi tipi, son tolti di peso dalla strada, dal mercato, dal tram, dagli uffici, da ambienti concreti e reali e non campati sulla fantasia, e ricondotti con le stesse parole del linguaggio abituale, dialettale, perfino di gergo talvolta, a vivere alla luce della ribalta, intendendo per ribalta sia lo schermo che il palcoscenico. Fabrizi non insiste sui toni, non esaspera le tinte, non ridicolizza; cosa logica, questa, se si pensa che, quando egli si presenta nei panni di un tranviere o di un vetturino, è veramente » un tranviere o un vetturino. E come potrebbe un individuo, per quanto spregiudicato, rifare il verso a sé stesso? Egli mette in luce i lati più umani e nascosti di una categoria di persone, li fa valere ed apprezzare, anche attraverso a quella che può apparire a prima vista, una esteriorizzazione di difetti. E quella noncuranza, quella noia che egli affibbia al personaggio in cui si è trasferito, quel trasandato volger dello sguardo mentre la bocca pronunzia la battuta spiritosa, sono gli atteggiamenti naturali di un uomo che ha afferrato alle radici il senso della vita, poiché ha compreso che in fondo ad ogni dramma può ritrovarsi il timido tremore di un sorriso, e dietro ad ogni risata può affiorare il luccicore di una lacrima.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.